26 marzo 2010

Regione Puglia; a Marzo tre nuovi distretti: Nautica da Diporto, Edilizia sostenibile, Ambiente

Sono tre i distretti produttivi che hanno ricevuto il riconoscimento definitivo nel mese di marzo: il Distretto Produttivo della Nautica da Diporto in Puglia, il Distretto Produttivo dell’Edilizia Sostenibile Pugliese, il Distretto Produttivo dell’Ambiente e del Riutilizzo. Riuniscono complessivamente 430 imprese e hanno elaborato progetti di sviluppo considerati dal nucleo di valutazione fattibili e di grande valenza strategica.
Per il Distretto della Nautica il riconoscimento definitivo è arrivato il 9 marzo, per l’Edilizia sostenibile e per l’Ambiente nella seduta di Giunta di martedì 23 marzo. Con questi ultimi salgono a sei i distretti definitivamente riconosciuti, gli altri tre sono Meccanica, Informatica e Aerospazio.
Con 865 Km di costa, 64 porti turistici e approdi e circa 10mila posti barca, il mare rappresenta una grande risorsa economica per la Puglia e il turismo nautico uno dei settori economici con maggiori prospettive di espansione e ricadute positive sul territorio. “A differenza di molti altri settori turistici concentrati in un periodo ristretto dell’anno – si legge sul programma di sviluppo –, alla portualità è associata una richiesta di servizi che non cessa nella stagione relativamente più debole per la necessità di ricovero invernale delle imbarcazioni. In questo senso la nautica rappresenta una carta vincente per l’intero territorio costiero regionale”. Il Distretto formato oggi da 108 imprese (rispetto alle 70 iniziali) più associazioni, sindacati, enti, università e centri di ricerca, si pone, nel programma di sviluppo, gli obiettivi di favorire l’insediamento di nuove attività e il rafforzamento e l’ampliamento delle strutture produttive esistenti e di aumentare la competitività del comparto puntando su internazionalizzazione e ricerca ma anche su uno sviluppo sostenibile e sulla facilitazione per il diportista nautico della fruibilità delle città costiere. Tra i progetti più significativi, il catamarano a vela maxi, le imbarcazioni ad area compressa, una piattaforma tecnologica di servizio per la nautica da diporto.
Il “Distretto produttivo dell’Edilizia sostenibile pugliese” conta 181 imprese, più associazioni, sindacati, università e centri di ricerca. Settore di punta dell’economia pugliese, ha un fatturato complessivo di quasi 4,5 miliardi in un anno, il 2009, nel quale, nonostante la crisi, sono state costruite in Puglia 1.980.400 abitazioni. Il Distretto si propone di conseguire una maggiore qualità energetico-ambientale e di comfort per le future costruzioni e di promuovere l’evoluzione del sistema delle imprese del distretto verso il mercato dell’Edilizia sostenibile. Obiettivo strategico è far sì che entro il 2020 almeno l’80% delle imprese del settore delle costruzioni siano in grado di operare con le tecnologie e i materiali ecosostenibili. Tra i progetti principali la riduzione dell’impatto ambientale degli interventi di ristrutturazione e di nuova costruzione, il miglioramento del comfort abitativo, la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Costituito da 141 imprese, più varie associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti, il Distretto Produttivo dell’Ambiente e del Riutilizzo si propone tra gli obiettivi generali indicati nel programma di sviluppo, di ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti e di promuovere l’attività di recupero di materie prime e di combustibili solidi; intende inoltre promuovere azioni di salvaguardia della risorsa idrica, migliorare la qualità dell’aria in aree urbane ed industriali, bonificare e riqualificare aree degradate, internazionalizzare le aziende aderenti al distretto nelle aree balcaniche e nel Nord Africa.
Nel 2009 la percentuale di raccolta differenziata in Puglia si è attestata attorno al 15%, registrando un notevole incremento rispetto agli anni precedenti (nel 2005 era del 9,3%). Nonostante i progressi tuttavia, il raggiungimento delle soglie definite a livello nazionale e regionale per la raccolta differenziata è ancora lontano. “Il successo delle politiche per favorire il recupero e il riutilizzo dei rifiuti – è scritto sul programma di sviluppo - passa necessariamente attraverso un’azione di sistema che coinvolga l’intera filiera organizzata del riutilizzo: obiettivo principale del Distretto”. Sono 15, fino ad oggi, i Distretti produttivi che hanno ricevuto il riconoscimento provvisorio, di questi 11 hanno presentato il programma di sviluppo, necessario per ottenere il riconoscimento definitivo e 6 i Distretti che l’hanno ottenuto (Meccanica, Informatica, Aerospazio, Nautica da Diporto, Edilizia sostenibile e Ambiente e Riutilizzo) dopo l’esame del nucleo di valutazione.
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Deforestazione: in dieci anni è sparita un area grande quanto il Costa Rica

E' ancora allarme deforestazione mondiale, ma il ritmo di scomparsa del verde e' in frenata. In dieci anni - secondo il rapporto sulle risorse forestali 2010 presentato oggi dalla Fao - c'e' stata una perdita netta di foreste tropicali equivalente a un'area grande quanto il Costa Rica. In particolare, afferma l'organizzazione della Nazioni Unite, su 233 Paesi, circa 13 milioni di ettari di foreste sono stati convertiti per altre utilizzazioni nel periodo 2000-2010; un dato comunque in frenata rispetto alla scomparsa di 16 milioni di ettari negli anni Novanta.
A contribuire al rallentamento della deforestazione, si legge nel Rapporto Fao, il Brasile e l'Indonesia che, pur avendo accusato la piu' forte perdita di foreste negli anni Novanta, registrano ora un arretramento considerevole del tasso di deforestazione. D'altro canto, i programmi ambiziosi di ripopolamento forestale con l'impianto di alberi in Paesi come Cina, India, Stati Uniti, e Vietnam - associati all'espansione verde naturale in altre aree - hanno portato all'aggiunta di piu' di 7 milioni di ettari di nuove foreste ogni anno. Al punto che, nel bilancio globale, la perdita netta di superfici boschive e' crollata a 5,2 milioni di ettari l'anno dal 2000 al 2010, contro gli 8,3 milioni d'ettari l'anno degli anni Novanta.
Nel pianeta la superficie totale delle foreste rappresenta un po' piu' di 4 miliardi di ettari, circa il 31 per cento delle superfici emerse.

(fonte: ANSA)
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Nucleare: nessuno dei candidati PDL alle Regioni è favorevole

Il nucleare ''nessuno lo vuole mi pare, ne' io, ne' Cota e ne' Formigoni''. Lo ha detto la candidata del centrodestra a presidente della Regione Lazio Renata Polverini al termine di un faccia a faccia con la sua sfidante Emma Bonino nella sede del quotidiano Il Messaggero. ''E' andata benissimo come sempre - ha commentato Polverini - abbiamo parlato di tutto''. Quanto al tema dei rifiuti ''io ho il mio programma - ha spiegato - e' scritto con chiarezza, non mi pare che Emma Bonino abbia un programma cosi' chiaro. Io sono pronta ad entrare in campo con un'azione di governo dal giorno dopo il mio insediamento dall'altra parte, invece, mi sembra che tutto sia ancora sulla riflessione''.

(fonte: ANSA)
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Slow Food interroga i candidati alla presidenza regionali su ogm, ambiente, energia e agricoltura

Slow Food ha sottoposto un questionario di dieci domande a tutti i candidati alla presidenza regionale alle prossime elezioni (28-29 marzo). Le questioni toccate spaziano dagli ogm, alle politiche agricole, all’ambiente, alle energie rinnovabili, alla tutela del paesaggio... Temi cari a Slow Food e che riguardano direttamente tutta la cittadinanza.
Per questo le risposte sono molto importanti e possono prefigurare agli elettori le future iniziative in ambito legislativo che i diversi candidati potranno intraprendere sulle tematiche toccate dal questionario.

Le scelte programmatiche dei candidati che hanno risposto sono scaricabili entrando dalla home page del sito www.slowfood.it nella sezione Primo piano - 10 domande ai candidati alla presidenza regionale.

Qui sotto il link diretto:
http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=C2744B8807e361BB04sXX1C3B3ED


Slow Food Press Office
Via della Mendicità Istruita, 14
12042 Bra (Cn)
+ 39 0172 419615/ 45/ 53 /66
press@slowfood.it
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25 marzo 2010

Comuni Rinnovabili: 6.993 hanno installato minimo un'impianto di energia pulita

Sono ben 6.993 i Comuni italiani dove è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili. Erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008. Le fonti pulite che fino a dieci anni fa interessavano, con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nell’86% dei Comuni. E per quanto riguarda la diffusione, sono 6.801 i Comuni del solare, 297 quelli dell’eolico, 799 quelli del mini idroeletttrico e 181 quelli della geotermia. Le biomasse si trovano invece in 788 municipi dei quali 286 utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale.

Ecco, in sintesi, il quadro dell’Italia sostenibile, rilevato dal rapporto Comuni Rinnovabili 2010 di Legambiente, realizzato in collaborazione con GSE e Sorgenia, presentato oggi a Roma nella sede del GSE, alla presenza di Emilio Cremona (presidente GSE), Nando Pasquali (AD di GSE), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente), Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club), Massimo Orlandi (AD Sorgenia), Alessandro Ortis (Presidente Autorità energia elettrica e gas), Sara Romano (Direttore Generale per l'Energia del Ministero dello Sviluppo Economico), Edoardo Zanchini, responsabile Energia Legambiente, Simone Togni (Segretario generale Anev).


Il rapporto racconta con numeri, tabelle, cartine il salto impressionante che si è verificato in Italia nel numero degli impianti installati. Attraverso nuovi impianti solari, eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse già oggi sono centinaia i Comuni in Italia che producono più energia elettrica di quanta ne consumino. Grazie a questi impianti sono stati creati nuovi posti di lavoro, portati nuovi servizi e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, ad aver ottenuto un maggiore benessere e qualità della vita. Queste esperienze sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente, che può innescare uno scenario virtuoso di innovazione e qualità nel territorio.

“Nel 2009 la crescita delle fonti rinnovabili è stata fortissima (+13% di produzione), e dimostra quanto oggi queste tecnologie siano affidabili e competitive – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente –. Ora occorre puntare con forza in questa direzione, capire quanto sia nell’interesse del Paese raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita delle rinnovabili. Per questo siamo preoccupati di fronte all’assordante silenzio che ci sta accompagnando alla scadenza del prossimo giugno, quando l’Italia dovrà comunicare all’UE il piano nazionale per rientrare nell’obiettivo al 2020 del 17% di rinnovabili. I numeri, le storie raccontate da questo rapporto dimostrano che questi target sono a portata di mano, e che la soluzione più intelligente è quella di guardare ai territori: alla domanda di energia da parte di case, uffici, aziende e attività agricole per capire come soddisfarla con le risorse rinnovabili più adatte ed efficienti. Ma soprattutto, le esperienze raccolte dimostrano quanto questa prospettiva risulti già oggi vantaggiosa: coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici o che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate in località dove l’aria è più pulita.”.

Le azioni intraprese di recente da molti Comuni italiani stanno dando un contributo importante alla corsa nazionale per il raggiungimento degli obiettivi posti dall'Unione Europea in tema di energia rinnovabile – dichiara Gerardo Montanino, direttore operativo del Gestore dei Servizi energetici - Questo grazie anche a una solida politica nazionale di incentivazione che, attraverso varie forme di sostegno, si estende a tutte le fonti rinnovabili. L’eccezionalità del nostro territorio, infine, sta proprio nell’avere potenzialità di sviluppo per tutte le nuove energie rinnovabili”.

“I numeri contenuti nel rapporto 2010 – ha dichiarato Massimo Orlandi, amministratore delegato di Sorgenia - testimoniano la progressiva crescita della sensibilità e dell’impegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili da parte di istituzioni nazionali e locali, imprese e cittadini del nostro Paese. È ormai opinione comune che la produzione di energia attraverso fonti alternative rappresenti un’opportunità, sia per contrastare i cambiamenti climatici sia per creare sviluppo economico e occupazione. Tuttavia, per colmare il divario che ancora ci separa dai leader europei Germania e Spagna, occorre proseguire e rafforzare questo impegno anche in futuro, ad esempio uniformando e velocizzando gli iter autorizzativi per i nuovi impianti. Per Sorgenia i risultati del rapporto confermano la validità di una strategia aziendale intrapresa ormai da alcuni anni. Siamo stati tra i primi in Italia a credere nelle potenzialità delle rinnovabili, dando vita a un piano di investimenti pluriennale da circa due miliardi di euro che è attualmente in avanzata fase di esecuzione. La produzione di energia pulita, in particolare attraverso il sole e il vento, resterà uno dei capisaldi della strategia di sviluppo di Sorgenia anche nei prossimi anni”.

I NUMERI DEL RAPPORTO

I Comuni del Solare sono 6.801 (erano 5.580 lo scorso anno), cioè l’83,9 % del totale. Per il solare fotovoltaico è il Comune di Craco (Mt) in testa alla classifica di diffusione con una media di oltre 542 kW ogni 1.000 abitanti (la classifica premia la diffusione per numero dei residenti proprio per evidenziare le potenzialità delle rinnovabili nel soddisfare i fabbisogni delle famiglie).

Nel solare termico a vincere è il piccolo Comune di Fiè allo Sciliar (Bz), con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti che riesce a soddisfare larga parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria e riscaldamento delle famiglie. Con il solare sono 51 i Comuni che hanno già raggiunto l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di 264 mq/1.000 abitanti, 15 in più rispetto allo scorso anno.

I Comuni dell’Eolico sono 297 per una potenza installata pari a 5.148 MW, (1.287 MW in più rispetto al 2009), che soddisfa il fabbisogno elettrico di oltre 4 milioni 100 mila famiglie. 192 municipi tra questi possono considerarsi autonomi dal punto di vista elettrico, poiché producono più energia di quanta ne viene consumata.

I Comuni del Mini Idroelettrico sono 799 (il rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW) con una potenza totale installata di 715 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 2.860 GWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1 milione e 100 mila famiglie. I Comuni della Geotermia sono 181, per una potenza installata pari a 880 MW elettrici e 38,8 termici. Grazie a questi impianti vengono prodotti ogni anno circa 6.600 GWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di più di 2milioni 640mila famiglie. I Comuni della Biomassa sono 788 per una potenza installata complessiva di 1.023 MW elettrici e 985 termici. Di questi, 421,1 MWe e 35,6 MWt derivano da impianti a Biogas. Grazie a questi impianti si producono 7.161 GWh l’anno pari al fabbisogno elettrico di oltre 2 milioni 860 mila famiglie. In forte crescita sono gli impianti collegati a reti di teleriscaldamento (355), che permettono alle famiglie un significativo risparmio in bolletta grazie alla maggiore efficienza degli impianti. Sono 286 i Comuni in cui gli impianti utilizzano biomasse “vere” (ossia materiali di origine organica animale o vegetale), riuscendo a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria.

Sono 825 i Comuni in Italia che grazie a una sola “nuova” fonte rinnovabile (mini-idroelettrica, eolica, fotovoltaica, da biomasse o geotermica) producono più energia elettrica di quanta ne consumano le famiglie residenti. 24 invece i Comuni che grazie a impianti di teleriscaldamento collegati a impianti da biomasse o da geotermia superano il proprio fabbisogno termico.

I Comuni PREMIATI

Sono straordinari i risultati che in 15 Comuni si stanno già realizzando attraverso le fonti energetiche pulite. Questi Comuni, al 100% rinnovabili per i fabbisogni sia elettrici che termici delle famiglie, rappresentano in Italia e a livello internazionale, il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale. In queste realtà sono impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento e solari termici a soddisfare i fabbisogni di riscaldamento e acqua calda, ed è un mix di impianti rinnovabili a permettere di soddisfare e superare, anche ampiamente, i fabbisogni elettrici dei cittadini residenti.

Il premio 2010 va a Sluderno (Bz), un Comune con poco più di 1.800 abitanti che fonda il suo successo su un intelligente mix di diversi impianti diffusi nel territorio: 960 mq di pannelli solari termici e 512 kW di pannelli solari fotovoltaici diffusi sui tetti di case e aziende, più 4 micro impianti idroelettrici con una potenza complessiva di 232 kW. E un impianto eolico da 1,2 MW, realizzato in “comproprietà” con 3 Comuni vicini. L’impianto è installato nel Comune di Malles è gestito da un Consorzio dei Comuni più alcune aziende elettriche locali. A scaldare le case sono gli impianti da biomasse locali e da biogas, con una potenza complessiva di 6.200 kW termici, entrambi di tipo cogenerativo, allacciati ad una rete di teleriscaldamento lunga 23 km. Questi impianti producono oltre 13 milioni di kWh annua di energia termica per soddisfare il fabbisogno di oltre 500 utenze sia del Comune di Sluderno che del vicino Comune di Glorenza.

Sono state premiate, inoltre, realtà dove attraverso investimenti lungimiranti nelle fonti rinnovabili, sono stati ottenuti risultati che vanno ben oltre la risposta agli obiettivi energetici e ambientali. Un esempio è il Comune di Tocco da Casauria (Pe), dove sono in funzione quattro pale eoliche che complessivamente (con 3,2 MW) permettono di produrre più energia elettrica di quella necessaria alle famiglie residenti. Nel Comune, inoltre, sono presenti 24 kW di pannelli fotovoltaici oltre a grandi impianti idroelettrici. Qui le royalties provenienti dell’eolico hanno permesso al Comune di acquistare lo storico Castello e progettarne la ristrutturazione. Altro esempio è quello del Comune di Maiolati Spontini (An), di circa 5.700 abitanti, che grazie ad un mix energetico fatto di pannelli solari fotovoltaici (135 kW), di un impianto mini idroelettrico (400 kW) e soprattutto di un impianto a biogas da discarica entra di diritto nella categoria “100% elettrici”.

Da quest’anno poi, l’indagine sulle rinnovabili si è estesa alle Province, per le quali, il premio 2010 va a Grosseto per i risultati conseguiti in questi anni e per l’impegno mostrato nello sviluppo delle fonti rinnovabili. La Provincia di Grosseto, 100% rinnovabile per la parte elettrica, si poteva accontentare del contributo dei “vecchi” impianti geotermici (180 MW) presenti a Monterotondo Marittimo, Pontieri e Santa Fiora. Invece si è confermata come una delle realtà più interessanti a livello nazionale per gli investimenti nelle nuove tecnologie: con un impianto eolico da 20 MW nel Comune di Scansano e 70 kW di mini eolico a Grosseto; con impianti a biomassa, che producono circa 117 mila MWh/ anno di energia elettrica; con piccoli impianti idroelettrici come quelli presenti nei Comuni di Grosseto e Castell’Azzara; con una diffusione del fotovoltaico tale da essere presente in 27 dei 28 Comuni della Provincia.

Le prospettive e gli interventi necessari.

“I Comuni rinnovabili sono un perfetto esempio della direzione verso cui si deve guardare per ragionare di energia in Italia. Ovvero, bisogna partire dal territorio per comprendere la domanda di energia e fornire la risposta più adatta, pulita e efficiente - ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente -. Ma per dare forza a questa prospettiva occorre dare finalmente certezze al settore, assumendo gli obiettivi UE al 2020 come scenario di riferimento delle politiche, in modo da stabilire regole e condizioni utili a innescare un ciclo virtuoso”. Legambiente indica in dettaglio nel rapporto gli interventi indispensabili, a partire dal Piano di azione nazionale per le rinnovabili che occorre presentare a Bruxelles entro Giugno 2010, per indicare le politiche e gli obiettivi suddivisi tra le Regioni. Ma quali sono gli interventi più urgenti? Intanto la semplificazione delle procedure per i progetti. Bisogna far diventare un atto libero e gratuito realizzare un impianto domestico da fonti rinnovabili ed emanare le Linee Guida per l’approvazione dei progetti come previsto dal DL 387/2003, soprattutto per fare chiarezza rispetto all’inserimento degli impianti nel paesaggio. Va inoltre definito uno scenario certo, di progressiva riduzione per gli incentivi alle fonti rinnovabili con un orizzonte da fissare al 2020. La priorità va al prolungamento degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico (di grande successo e in fase di scadenza). Ma altrettanto urgente è dare certezza al solare termico e agli interventi di risparmio energetico (con il 55% di detrazione fiscale) che termineranno nel 2010. Bisogna poi investire sulla rete energetica per adeguarla a una generazione sempre più efficiente e distribuita. Ed è necessario spingere con convinzione l’innovazione energetica degli edifici, con prestazioni minime obbligatorie di efficienza e di uso delle rinnovabili e sostenere una politica per riqualificare e migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente. Infine bisogna fare in modo che il mercato energetico premi veramente efficienza e concorrenza nell’offerta ai cittadini e alle imprese, ed utilizzare, per valutare i progetti da fonti fossili criteri legati all’efficienza energetica e alle emissioni di CO2. Ma occorrono anche nuove idee per muovere politiche capaci di spingere l’efficienza energetica verso gli utenti finali. In questo nuovo scenario energetico occorre mettere in moto soluzioni inedite, capaci di rendere possibile una accelerazione degli interventi a tutti i livelli, anche a quello locale. Un esempio sono i Regolamenti Edilizi comunali che, come dimostra l’esperienza di questi anni, possono spingere con obblighi e incentivi l’innovazione nel settore delle costruzioni.
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23 marzo 2010

Regione Basilicata: firmato il contratto per il nuovo Centro di Monitoraggio Ambientale

E’ stato sottoscritto questa mattina a Potenza il contratto per la realizzazione del Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata, che sarà costituito dal Centro di monitoraggio e prevenzione dei rischi naturali e di inquinamento e dal Sistema di monitoraggio ambientale della Val d’Agri. Ad aggiudicarsi la gara, per un importo complessivo di 4.917.934 euro, è stato il Raggruppamento temporaneo di imprese che ha come capofila Sma – Sistemi per la meteorologia.
L’investimento sarà in parte sostenuto dall’Eni, in virtù del Protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione per le estrazioni petrolifere in Val d’Agri.
Può essere avviato, così, un progetto che risale all’anno 2000 e che ha subito una serie di rallentamenti di carattere burocratico.
L’appalto è stato affidato sulla base della qualità tecnica delle forniture proposte, sull’offerta economica e sulla qualità della gestione del servizio per un periodo di avvio di 18 mesi.
Saranno forniti laboratori mobili, realizzate stazioni di monitoraggio, un centro di controllo e coordinamento che saranno collocati presso l’Arpab.
Le stazioni di monitoraggio dovranno essere dotate di sensori per la misura dei parametri ambientali di diversa natura, per consentire l’analisi e la caratterizzazione dell’aria e dell’acqua. Per quanto riguarda, in particolare, l’area della Val d’Agri, è previsto un sistema di controllo dello stato qualitativo e quantitativo delle acque del fiume Agri, dei suoi affluenti e dell’invaso del Pertusillo.
Saranno monitorati anche i movimenti del suolo: per il controllo delle frane sono stati individuati i siti di Maratea e di Miglionico.
I laboratori mobili, invece, dovranno eseguire il controllo degli inquinanti atmosferici e l’analisi delle acque.
I dati provenienti dalle diverse fonti (stazioni di monitoraggio, laboratori fissi e mobili, fonti informative esterne) saranno raccolti e organizzati dal Centro di controllo, che si occuperà anche di metterli a disposizione anche di altri utenti; si tratta, in sostanza, di un terminale i cui dati potranno essere utilizzati da altri soggetti secondo modalità e procedure proprie dei loro compiti istituzionali.
Ai terminali del sistema, infatti, potranno collegarsi tutti gli attori del sistema economico, produttivo e di servizio: non solo i centri informativi e le reti di monitoraggio dei servizi pubblici per la sanità, l’ambiente, la formazione e l’educazione, i servizi tecnici dello stato e della pubblica amministrazione, ma anche imprese industriali, agricole e di servizio, enti per il sostegno e lo sviluppo dell’innovazione e le organizzazioni del lavoro: una strategia che si basa sull’esigenza di evitare sprechi e duplicazioni e di consentire al centro di interfacciarsi con altre iniziative, svolgendo un ruolo di razionalizzazione e coordinamento.
In questo modo, il sistema potrà fornire un’informazione organizzata, che costituisca la base su cui può innestarsi l’attività conoscitiva di soggetti pubblici e privati.
Il Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata, fornendo gli elementi di conoscenza, consentirà di individuare le strategie ottimali di gestione del territorio, per determinare i legami causa-effetto. Si tratta di un processo dinamico: dalla conoscenza mirata del territorio, all’individuazione delle procedure di intervento, al monitoraggio dei risultati e, quindi, alla revisione critica degli obiettivi e degli interventi stessi.

Sulla base delle disposizioni dell’Assessorato all’Ambiente della Regione - per consentire il massimo grado di trasparenza e di competenza per l'assegnazione di un appalto, nonché per la particolare importanza che questa attività riveste per la tutela e la salvaguardia ambientale del territorio - le offerte del bando la per la realizzazione del Centro di monitoraggio ambientale sono state valutate da esperti dell'università di Basilicata insieme ad un dirigente regionale.
Infatti, in base alla normativa sugli appalti pubblici, il Dipartimento Ambiente ha fatto richiesta all'Università della Basilicata di indicare figure che abbiano un elevato grado di competenze nelle materie oggetto della gara, ovvero per quel che concerne l'ingegneria sanitaria e le acque, la geologia e l'idrologia, l'atmosfera, la chimica analitica inorganica, e l'informatica.


(fonte: AGI)
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Effetto Serra: Specchi nello spazio e alberi finti ci salveranno?

Il surriscaldamento globale sta lentamente distruggendo la Terra e il suo ecosistema, per questa ragione da sempre equipe di scienziati hanno cercato il modo di mettere un freno a questo processo. Le idee sono molte, tra innovazioni tecnologiche e proposte biocompatibili, ma a volte i progetti sfidano la logica comune. E per questo il sito 'Mother Nature network' ha stilato una lista delle otto (piu' una) idee piu' stravaganti che negli ultimi anni sono state proposte dagli scienziati di tutto il mondo. Nella lista delle 'bizzarrie' anti CO2 c'e' in primo luogo quella del glaciologo Jason Box che, per salvare i ghiacci della Groenlandia, propone di coprire la superficie del Paese con delle coperte bianche per aumentare la sua riflettivita'. In questo modo, afferma lo scienziato, il processo di riscaldamento globale che, aumenta sempre piu' la velocita' con cui i ghiacci si sciolgono, potrebbe rallentare permettendo alla Terra di non perdere una delle superficie riflettenti piu' importanti come la Groenlandia. Ma c'e' anche chi propone, per dare vita a degli 'squadroni' di plancton, i micro organismi marini che assorbono anidride carbonica e producono ossigeno, di creare attraverso delle pompe delle correnti marine che immettano nell'oceano Pacifico agenti nutritivi. A volte sembra quasi che gli scienziati abbiano in mente precisi dettagli di film fantascientifici, come gli enormi specchi da 'sparare' nello spazio, in sostanza degli scudi giganteschi che riescano a riflettere il 2% della luce solare. Ma anche 'bombe-albero' che creano delle foreste disperdendo sul terreno, dopo essere stare sparate dagli aerei, piantine e semi e 'tecno-alberi' che dai bordi delle autostrade aiutino ad assorbire l'anidride carbonica dall'aria, 'succhiando' il gas di scarico dei veicoli di passaggio. Altri scienziati, con uno spirito piu' fiabesco che cartesiano, propongono addirittura navi 'spruzza - nuvole' e 'vulcani da giardino'. La prima idea e' quella di riflettere la luce solare attraverso nuvole bianche a basse quota create utilizzando sofisticate imbarcazioni che spruzzano in aria l'acqua marina. La seconda, invece, proposta nel libro ''SuperFreakonomics'', suggerisce di imitare le eruzioni vulcaniche creando con palloncini all'elio e biossido di zolfo, dell'anidride solforosa. Un gas che ha il potere di bloccare la luce del sole e quindi garantire un certo raffreddamento del pianeta. Nella lista compare anche chi cerca di invertire il processo di surriscaldamento intervenendo perfino sugli animali e su quello che mangiano, aggiungendo aglio nell'alimentazione del bestiame. Questo piccolo accorgimento permetterebbe, secondo alcuni scienziati, di uccidere i batteri che producono metano nello stomaco creando un letame meno tossico all'ambiente. Insomma, anche se gli accorgimenti a volte sembrano assurdi e quasi fantascientifici, il campanello d'allarme della salute del Pianeta e' suonato da tempo. Per questa ragione, come ricorda 'Mother Nature network', l'idea piu' bizzara e senza senso di tutte, per bloccare il processo, e' quella di mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla. ''Se le persone continueranno ad ignorare quello che sta succedendo nemmeno la bioingegneria e la creativita' delle menti piu' illustri del pianeta ci potranno salvare''.

(fonte: Ansa)
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La Nestlè oscura Greenpeace su Youtube

Nei giorni scorsi la Nestlé ha tentato di insabbiare le accuse di Greenpeace oscurando per diverse ore i canali di youtube dell’organizzazione, che trasmettevano il video shock “Have a break?” appena lanciato a livello internazionale. Ma il popolo di internet non si è arreso, pubblicando “Have a break?” su centinaia di siti web e sui social network. Data la reazione degli utenti, solo questa mattina il video è tornato online.
Con questo video, Greenpeace accusa Nestlé di acquistare olio di palma proveniente dalla distruzione delle ultime foreste torbiere indonesiane. In migliaia stanno scrivendo all’amministratore delegato di Nestlé chiedendo di interrompere i rapporti commerciali con Sinar Mas, il più grande distruttore di foreste in Indonesia.

«Come mai Nestlé si è impegnato tanto a oscurare il nostro video? – si interroga Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – È forse un tentativo di nascondere i fatti? Solo in Italia e in Spagna il video non è mai stato cancellato da youtube. Se dovessero oscurarlo anche nel nostro Paese, utilizzeremo altri canali per diffonderlo fino a quando Nestlé non si impegnerà a eliminare dalla sua filiera produttiva olio di palma che proviene dalla deforestazione».

Nestlé, a sole due ore dal lancio sul web del video shock contro il suo prodotto di punta Kit Kat, aveva risposto dichiarando (1) l’intenzione di cancellare i propri contratti con Sinar Mas. Ma questo non è neanche lontanamente quello di cui le foreste hanno bisogno. Nestlé, infatti, potrebbe cancellare i propri contratti con Sinar Mas ma l’olio di palma di quest’ultima continuerebbe a scorrere a fiumi verso gli stabilimenti Nestlé attraverso rifornimenti di aziende terze come Cargill.

Intanto, dopo Olanda, Belgio e Germania, le proteste degli attivisti e degli “oranghi” di Greenpeace presso gli stabilimenti Nestlé arrivano anche a Pechino.

Il video “Have a break?” visibile su:
www.greenpeace.it/kitkat
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Coldiretti: nel 2010 previsto un aumento della vacanza in agriturismo

Nel 2010 si prevede una crescita della vacanza in campagna dove negli ultimi dieci anni sono praticamente raddoppiati (+90 per cento) il numero di agriturismi che contribuiscono ad alimentare il motore del turismo enogastronomico che, con 5 miliardi di fatturato stimato, è l'unico segmento in costante e continua crescita nel panorama della vacanza Made in Italy. E' quanto afferma la Coldiretti che in occasione del primo giorno di primavera ha organizzato “Agriturismi aperti” a Siena, nella regione Toscana dove si trovano il maggior numero di agriturismi italiani. Una giornata alla scoperta dell'agriturismo per sperimentare le attività in campagna: dalla caccia al tartufo con i cani alle lezioni per fare la pasta in casa, dalla preparazione in diretta del formaggio pecorino alla vagliatura del grano, che è l'operazione per separare i chicchi dalla pula.

L'Italia è l'unico Paese al mondo a poter offrire una grande varieta' dei percorsi turistici legati all'enogastronomia con 142 strade dei vini e dei sapori lungo le quali assaporare le molteplici tipicita' del territorio e, oltre a piu' di diciottomila agriturismi, in Italia sono “aperti al pubblico” per acquistare prodotti enogastronomici 63mila frantoi, cantine, malghe e cascine. Il Belpaese - secondo la Coldiretti - puo' contare anche sulla leadership europea nella produzione biologica e nell'offerta di prodotti tipici con ben 202 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario (è recentissima la registrazione della Dop per la “Nocciola romana”) e 4.471 specialita' tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

E se la buona tavola è una delle ragioni principali per scegliere una delle 18.480 aziende agrituristiche presenti in Italia al primo gennaio 2009, l 'agriturismo, la crescita della vacanza in campagna è dovuta soprattutto al fatto che sempre piu' spesso - continua la Coldiretti - sono offerti programmi ricreativi come l'equitazione, il tiro con l'arco, il trekking mentre in quasi la metà non mancano attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici. Le aziende autorizzate all'esercizio di altre attività agrituristiche (equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, corsi, sport e varie) sono 10.354, pari al 56 per cento degli agriturismi nazionali. L'escursionismo e l'impiego di mountain-bike sono praticati, rispettivamente, in 3.140 e 2.398 aziende mentre più limitata è, invece, l'offerta di osservazioni naturalistiche che interessa soltanto 607 agriturismi. Tra le altre attività agrituristiche rientrano anche il trekking, l'equitazione e i corsi che riguardano, rispettivamente, 1657, 1615 e 1407 unità.

Per scegliere la vacanza in agriturismo è possibile consultare le guide specializzate come “Agriturismo” edito dall'Istituto Geografico De Agostini che raccoglie le aziende associate a Terranostra o ricercare su internet dove è presente il sito www.campagnamica.it con una selezione di quasi millecinquecento agriturismi che possono essere scelti attraverso un motore di ricerca per tipo di ospitalità, collocazione geografica, prezzo e servizi offerti, compreso il benvenuto agli animali.

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Regione Puglia: Nuovo bando per le imprese innovative

La Regione Puglia e l'ARTI presentano il bando Nuove imprese innovative e il voucher spin off, due misure per incoraggiare e sostenere la nascita di nuova imprenditoria. Per consolidare un'economia regionale competitiva in settori ad alto contenuto di conoscenza, occorre investire nello sviluppo delle imprese regionali, attraverso iniziative che ne valorizzino il talento innovativo. Il sistema delle imprese si consolida a partire da quelle piccole e piccolissime: per questo motivo, la Regione Puglia ha dato vita a due strumenti a supporto delle piccole e medie imprese innovative regionali.

Si tratta del bando "Aiuti alle Piccole Imprese Innovative di Nuova Costituzione", aperto da pochi giorni, e del voucher per il sostegno delle spin off accademiche, promosso dall'ARTI, l'Agenzia regionale per la tecnologia e l'innovazione. I contenuti dei due bandi verranno illustrati nel corso di un workshop, organizzato dall'Area Politiche per lo sviluppo, il lavoro e l'innovazione della Regione Puglia e dall'ARTI, dal titolo "La Puglia per le nuove imprese innovative", in programma martedì 23 marzo (dalle ore 15.00 alle ore 17.00) a Bari, presso l'aula multimediale del Rettorato del Politecnico (Via Amendola 126/B). Dopo i saluti del Responsabile per il Politecnico di Bari del Progetto ILO Puglia, Vito Albino e della presidente dell'ARTI, Giuliana Trisorio Liuzzi, Adriana Agrimi, dirigente dell'Ufficio Ricerca industriale e innovazione tecnologica della Regione Puglia, illustrerà le politiche strutturali adottate dal governo regionale in materia di nuova imprenditoria innovativa. Il bando "Aiuti alle Piccole Imprese Innovative di Nuova Costituzione", per il quale è prevista la modalità di presentazione "a sportello", è stato aperto lo scorso 15 marzo; con la sua dotazione finanziaria di 5 mln di euro esso è riservato alle piccole e micro aziende innovative pugliesi, che non siano costituite da più di sei mesi alla data della presentazione della domanda.

Gli obiettivi del bando sono chiari: stimolare la nascita di nuove piccole e piccolissime imprese, valorizzando i risultati della ricerca condotta in comparti strategici per la Puglia (materiali avanzati, aerospazio e aeronautica, meccatronica, ICT, ambiente e risparmio energetico, salute dell'uomo e biotecnologie, agroalimentare e logistica avanzata); attenuare gli effetti delle inefficienze presenti nel mercato dei capitali e del credito; rendere il piano di impresa centrale nell'attività di istruttoria e valutazione; favorire la localizzazione di iniziative ad alto contenuto di conoscenza.

Tutti i dettagli tecnici del bando verranno forniti da Alfredo Lobello, esperto senior di Puglia Sviluppo Spa. A seguire, Stefano Marastoni, responsabile ARTI del progetto "Creare impresa e diffondere tecnologia a partire dalla ricerca" (ILO Puglia), illustrerà le specifiche del voucher riservato alle spin off accademiche pugliesi. Questo strumento, erogato anch'esso secondo la modalità "a sportello", si configura come un contributo finanziario a sostegno della nascita e del consolidamento di imprese innovative - costituite o costituende - che nascono ad opera di ricercatori pubblici (spin off). La dotazione finanziaria del voucher, 460mila euro, servirà a sostenere il costo di alcuni servizi reali riguardanti attività essenziali all'avvio e allo sviluppo delle spin off.

La prima edizione del voucher nel 2008 finanziò 18 spin off accademiche, di cui 11 costituite proprio grazie al sostegno economico garantito dalla misura. Il Progetto "Creare impresa e diffondere tecnologia a partire dalla ricerca - ILO Puglia" è un'attività cofinanziata dall'Unione Europea a valere sul PO FESR 2007-2013, ASSE I, Linea di intervento 1.2, Azione 1.2.3 "Rete Regionale per il Trasferimento di Conoscenza". La Regione Puglia ha identificato nell'ARTI il soggetto attuatore. (c.l.)

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22 marzo 2010

Legambiente e Altreconomia presentano le cifre del 'business dell'oro blu in bottiglia'

In Italia nel 2008 sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri. Acqua di sorgente prelevata da 189 fonti da cui attingono 321 aziende imbottigliatrici che pagano spesso cifre irrisorie per realizzare poi enormi profitti, come dimostra il giro di affari di 2,3 miliardi di euro raggiunto nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, con il dossier Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a denunciare l’imbarazzante quadro nazionale sulle tariffe pagate alle Regioni italiane dalle società imbottigliatrici.

In assenza di una legge nazionale che definisca gli importi dei canoni di concessione per l’imbottigliamento delle acque minerali, infatti, ciascuna Regione decide in autonomia. È ancora un obiettivo lontano l’adeguamento delle leggi regionali sui canoni di concessione alle linee guida nazionali approvate nel 2006 e che prevedono tre tariffe: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.

Dal 2006 ad oggi 11 Regioni hanno rivisto la normativa, ma solo 5 lo hanno fatto adeguando i canoni alle linee guida nazionali. Alcune regolano ancora i canoni di concessione con leggi del secolo scorso: è il caso del Molise e della Sardegna dove vige il Regio Decreto del 1927, mentre in Liguria è vigente la legge regionale del 1977 e in Emilia Romagna quella del 1988.

Promosse a pieni voti nell’esame di Legambiente e Altreconomia solo il Veneto e il Lazio che hanno previsto i canoni più alti: 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro nella prima e 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro nella seconda.

Promosse con riserva per aver previsto il doppio canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, superiore o uguale a 1 euro a metro cubo: Valle d’Aosta, Marche, Provincia autonoma di Trento, Sicilia (anche se fa pagare solo 11 euro per ettaro), Umbria, Friuli Venezia Giulia. In questa categoria anche le due Regioni che fanno pagare le aziende solo per i metri cubi emunti con canoni in linea con le indicazioni nazionali, e cioè Toscana e Abruzzo.

Rimandate, perché prevedono canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato, Piemonte, Lombardia, Basilicata e Campania.

Bocciate, invece, perché fanno pagare solo in base alla superficie della concessione e non sui metri cubi, Liguria (5 euro per ettaro, è il canone più basso d’Italia), Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna e Puglia (50 euro per ettaro). In questa categoria rientra anche la provincia autonoma di Bolzano che fa pagare un canone davvero discutibile fondato sulle portate medie annue in concessione.

Il ‘business dell’oro blu in bottiglia’ continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale. Le Regioni incassano dalle aziende cifre irrisorie e insufficienti a ricoprire anche solo le spese sostenute per la gestione amministrativa delle concessioni o per i controlli, senza considerare quanto viene speso dagli enti locali per smaltire in discarica o in un inceneritore il 65% delle bottiglie in plastica che sfuggono al riciclaggio.

L’impatto ambientale delle acque in bottiglia non si limita solo a questo aspetto. L’imbottigliamento di 12,5 miliardi di litri comporta l’uso di 365mila tonnellate di PET, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per la fase di trasporto poi solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro, mentre il resto è affidato ai grandi TIR che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d’Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10).

Secondo Legambiente e Altreconomia, un processo di revisione e innalzamento dei canoni non solo consentirebbe di “ripagare” il territorio dell’impatto di queste attività, ma anche di recuperare fondi, in un periodo in cui è sempre più difficile reperirli, da destinare a finalità ambientali.

“Anche aumentando a 2,5 euro il canone per metro cubo di acqua - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - le aziende imbottigliatrici non subirebbero nessun salasso, considerando che la spesa totale annua ammonterebbe a circa 31 milioni di euro a fronte di un giro di affari di 2,3 miliardi di euro, mentre le casse regionali ne trarrebbero sicuramente giovamento”.

Tanto per fare un esempio la Campania, che oggi prevede uno dei canoni più bassi vigenti per metro cubo imbottigliato (0,3 euro per metro cubo), nonostante sia tra le regioni dove si imbottigliano le maggiori quantità di acqua minerale (1 miliardo di litri all’anno), se adeguasse il canone alla cifra di 2,5 euro, potrebbe incassare 2,5 milioni di euro, rispetto ai 300mila attuali.

Lo stesso si potrebbe dire per il Piemonte (tra le Regioni in cui vengono imbottigliati più litri di acqua in Italia, pari a 1,7 miliardi di litri all’anno, pur pagando un canone per metro cubo imbottigliato di soli 0,70 euro), dove con un adeguamento del canone alla cifra di 2,5 euro per metro cubo imbottigliato, si passerebbe dagli attuali 1,2 a 4,2 milioni di euro. Per non parlare di realtà come la Puglia che oggi non chiede nessun corrispettivo per l’imbottigliamento dei circa 92 milioni di litri d’acqua che viene effettuato sul suo territorio e che potrebbe invece far incassare annualmente 230mila euro in più.

“Il regime concessorio per le minerali è ancora ben lontano dall’essere equo”, ha dichiarato Pietro Raitano, direttore di Altreconomia. “Per questo motivo invitiamo tutte le istituzioni a fare finalmente la loro parte e sanare una situazione non più sostenibile. Noi facciamo la nostra: informare i cittadini e tenere alta l’attenzione”. Per Legambiente e Altreconomia tutte le Regioni italiane inadempienti devono procedere all’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dalle linee guida nazionali, replicando le esperienze praticate con successo dalle Regioni Veneto e Lazio. La Conferenza delle Regioni, da parte sua, deve recuperare il ritardo nella revisione dei criteri sui canoni definiti nel 2006 - è previsto che lo faccia almeno ogni due anni -, stabilendo (come già fatto per la superficie concessa) non un intervallo ma una cifra di almeno 2,5 € per il metro cubo imbottigliato o emunto e definendo anche un criterio di penalità per chi utilizza le bottiglie di plastica e di premialità per chi attua il vuoto a rendere del vetro.“Solo così - concludono Legambiente e Altreconomia - potremo lasciarci alle spalle una pagina davvero imbarazzante per il Paese, quella della ‘lotteria dei canoni di concessione per le acque minerali’, e portare risorse aggiuntive agli enti locali sempre più in difficoltà economica, gravando davvero poco sulle casse delle società che imbottigliano questa preziosa risorsa”.

Per maggiori approfondimenti è stato pubblicato il libro “Imbrocchiamola” (Altreconomia edizioni 2010, 72 pagine, 3 euro)

Il dossier completo Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali è disponibile su http://www.legambiente.it/

L’ufficio stampa Legambiente (06.86268376-53-99-60 e 347.4166793)

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Lombardia: Incentivi per 15milioni di euro per cambiare auto

Si sono aperti mercoledì 17, con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia, due nuovi bandi con uno stanziamento di 15 milioni di euro per l'acquisto di auto ecologiche in sostituzione di vecchi mezzi inquinanti (10 milioni) e per l'acquisto di veicoli commerciali, sempre in sostituzione di mezzi obsoleti (5 milioni). Si tratta della prosecuzione, con nuove risorse, di due misure già in vigore dallo scorso anno.

"Andiamo avanti - spiega il presidente della Regione Lombardia - con la politica degli 'incentivi a ciclo continuo' inaugurata lo scorso anno. Le nostre azioni concrete per diffondere mezzi meno inquinanti e incentivare comportamenti virtuosi si sono rivelate molto efficaci in termini di riduzione delle emissioni inquinanti, come tutti i dati dimostrano. I cittadini hanno inoltre dimostrato di apprezzare e condividere i nostri provvedimenti, tanto è vero che hanno sfruttato appieno le opportunità dei nostri bandi".

Un terzo bando con nuovi fondi per il 2010 (11,7 milioni), dedicato all'installazione di filtri antiparticolato sugli autobus del Trasporto Pubblico Locale è già stato approvato e sarà pubblicato nelle prossime settimane. Solo nel 2009 Regione Lombardia ha messo a disposizione oltre 100 milioni di euro di incentivi per sostituire le vecchie auto (35,2 milioni) o installare l'impianto a gpl e metano (3,3 milioni), dotare di filtri anti particolato i mezzi commerciali (46,5 milioni) o i pullman privati (2,5 milioni), acquistare mezzi commerciali ecologici (10 milioni) e moto a basso impatto ambientale (3,2 milioni). Questo il dettaglio dei bandi pubblicati ieri.

ACQUISTO AUTO E TRASFORMAZIONE MOTORI - Dieci milioni di euro è la nuova somma stanziata per distribuire contributi a fondo perduto destinati a cittadini con reddito limitato residenti nella zona A1 (area critica) per l'acquisto di vetture ecologiche, con contestuale rottamazione dei vecchi mezzi inquinanti o l'installazione dei filtri antiparticolato e dell'impianto a metano e gpl. L'incentivo è di 3.000 euro per l'acquisto di auto di nuova immatricolazione di classe Euro 4 o superiore delle tipologie: elettrica, ibrida, metano/gpl, bifuel, benzina (con emissione di CO2 inferiore ai 140 g/km). Possono presentare la domanda esclusivamente le persone fisiche (cittadini) in possesso di una automobile di classe Euro 0 benzina o diesel o Euro 1 diesel o Euro 2 diesel, che dovrà essere rottamata per poter usufruire del contributo.

Un milione di euro è a disposizione per la trasformazione delle automobili con l'installazione di un impianto a metano/gpl (auto a benzina appartenenti alle classi da Euro 1 a Euro 4) o del filtro antipatico lato sulle auto diesel. In questo caso l'incentivo è di 600 euro. Il limite di reddito per poter accedere al bando è di 20.000 euro per una persona singola. Se i componenti della famiglia sono due la soglia si alza a 31.400, se sono tre a 40.800.

TRASPORTO MERCI (BANDO FIORINO) - Con un nuovo stanziamento di 5 milioni di euro viene incentivata la sostituzione di veicoli commerciali inquinanti con altri a minore emissione. Il contributo è di 2.000 euro per ciascun veicolo sostituito, previa rottamazione, con uno di nuova immatricolazione (di classe uguale o superiore a Euro 4).

Possono usufruirne le imprese individuali o societarie che abbiano sede legale o operativa sull'intero territorio della Regione Lombardia (quindi non solo chi risiede in zona A1) e abbiano in proprietà autoveicoli di categoria N1 (destinati al trasporto di merci, con massa massima non superiore a 3,5 tonnellate) Euro 0 benzina o diesel, Euro 1 diesel e Euro 2 diesel. Tra i requisiti per poter beneficiare del contributo le imprese individuali o societarie (quindi anche artigiani e commercianti) devono rientrare nella definizione di micro, piccola e media impresa (occupano meno di 250 persone e hanno un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro) e non devono trovarsi in condizioni di difficoltà.

MODALITA PRATICHE - Entrambi i bandi prevedono l'utilizzo di un voucher rilasciato con una procedura informatica, da utilizzare entro 60 giorni dall'emissione. La gestione delle due misure è stata affidata all'Aci (www.acimi.it), che ha anche attivato appositi sportelli telefonici per le informazioni, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 (02-7745246, 02-7745282, 02-7745296).

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Regione Piemonte: bando 2010 per l'incentivazione di efficienza energetica e rinnovabili

Con D.D. n. 183 dell'8 marzo 2010 la Regione Piemonte ha approvato il bando 2010 "Incentivazioni all'insediamento di linee di produzione di sistemi e componenti nel campo dell'efficienza energetica e dello sfruttamento delle fonti rinnovabili".

Finanziamenti agevolati per interventi di efficienza energetica e sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili (ai sensi del Decreto interministeriale Ministero dell'Ambiente – Ministero dello Sviluppo Economico del 25 novembre 2008).

La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ai sensi dell'art. 1, comma 1110, ha istituito un Fondo rotativo destinato al finanziamento delle misure finalizzate all'attuazione del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Il decreto 25 novembre 2008 disciplina le modalità di erogazione dei finanziamenti agevolati da concedersi a valere sulle risorse del Fondo Kyoto.
La Regione Piemonte, con deliberazione della Giunta regionale n. 39 - 12305 ha delegato alla società finanziaria regionale Finpiemonte S.p.A. lo svolgimento delle attività di raccolta e istruttoria delle domande presentate, relativamente alle Misure “microcogenerazione diffusa”, “rinnovabili” e “usi finali”.
Nell'ambito di queste misure sono previste le seguenti tipologie di interventi ammissibili:

- Misura microcogenerazione diffusa : impianti di microcogenerazione con potenza nominale fino a 50 kWe;

- Misura rinnovabili:

  • impianti eolici;
  • impianti idroelettrici;
  • impianti solari termici;
  • impianti termici a biomassa vegetale solida (pellets o cippato);
  • impianti fotovoltaici integrati o parzialmente integrati negli edifici;

- Misura usi finali:

  • interventi di riqualificazione energetica sull'involucro di edifici esistenti;
  • climatizzazione diretta tramite teleriscaldamento da impianti di cogenerazione di potenza nominale fino a 500 kWe;
  • climatizzazione degli edifici da impianti geotermici a bassa entalpia fino a 1 MWt;
  • impianti di cogenerazione di potenza nominale fino a 5 MWe.

Gli interventi dovranno avere caratteristiche conformi alle prescrizioni di cui alle specifiche tecniche allegate al decreto, a quelle contenute nella circolare applicativa del decreto ed ai criteri di valutazione aggiuntivi regionali.
Possono presentare domanda di finanziamento le seguenti tipologie di soggetti:

Tabella (file pdf)

L'agevolazione consiste in un prestito di scopo, di durata non inferiore a tre anni e non superiore a sei, a rate semestrali costanti, posticipate. Con decreto del 17 novembre 2009 (pubblicato sulla G.U. n. 17 del 22 gennaio 2010) il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha stabilito che il tasso d'interesse da applicare sui finanziamenti agevolati è fissato nella misura dello 0,50% annuo.
La percentuale di agevolazione è pari al 90% dei costi ammissibili nel caso di soggetti pubblici, pari al 70% dei costi ammissibili per tutti gli altri soggetti.
I finanziamenti previsti dal decreto sono cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre normative comunitarie, nazionali e regionali entro le intensità di aiuto massime consentite dalla vigente normativa dell'Unione Europea.
Le domande di ammissione e la relativa documentazione devono essere presentate a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione della Circolare applicativa del decreto (di prossima emanazione) sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e fino al centotrentacinquesimo giorno dalla stessa data di pubblicazione.
I termini e le modalità di presentazione delle domande, nonché la modulistica completa saranno successivamente pubblicati su questa pagina e sul sito di Finpiemonte S.p.A.

Decreto interministeriale 25 novembre 2008

Deliberazione della Giunta regionale n. 39-12305 del 5 ottobre 2009 (affidamento delle attività istruttorie a Finpiemonte S.p.A. e approvazione dei criteri regionali aggiuntivi di valutazione)

Determinazione dirigenziale n. 485 del 13 ottobre 2009 (definizione delle modalità di istruttoria e approvazione dei moduli regionali di domanda)
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21 marzo 2010

Luendi 22 Marzo ritorna in Emilia Romagna la festa dell'aria

Regione Emilia Romagna, Ufficio scolastico regionale e Centro di educazione ambientale Itineroteca (con sede presso la Scuola media statale Galileo Ferraris di Modena) organizzano anche quest’anno in tutta l’Emilia-Romagna la “Festa dell’aria”, giunta alla 17esima edizione e ribattezzata “Festa dell’aria online Co2 free” perché promossa non più con manifesti, adesivi e cartoline, ma interamente online.
Una manifestazione che intende coinvolgere studenti e genitori in piccoli gesti quotidiani che contribuiscano a migliorare la qualità dell’aria, come la riscoperta del piacere di andare a scuola a piedi o in bicicletta. Gli studenti sono invitati a percorrere il tragitto casa-scuola a piedi, in bici o in autobus: solo scegliendo un mezzo di trasporto ecosostenibile infatti si può partecipare alla festa. L’obiettivo della manifestazione che celebra l’arrivo della primavera è coinvolgere in riflessioni sulle conseguenze ambientali delle azioni quotidiane e soprattutto promuovere buone e semplici pratiche.

Novità dell’edizione 2010 è il concorso “Raccontaci la tua festa” con cui i ragazzi – le classi o i singoli - sono invitati a inviare foto, brevi messaggi scritti o disegni per testimoniare l’adesione al messaggio ecologico della “Festa dell’aria”. I materiali saranno pubblicati sul web nel portale Ermesambiente e sul sito dell’Arpa.
Anche il logo della Festa di quest’anno è opera di uno studente: è stato scelto tra quelli realizzati dai ragazzi dell´Istituto statale d´arte Venturi di Modena che hanno partecipato alla selezione. L´autrice è Simona Piscopiello, classe 4° P Sezione comunicazione visiva.

In occasione della “Festa dell’aria” prenderà il via anche la quarta edizione del progetto “Conta i tuoi eco-chilometri” destinato alle scuole di ogni grado. L’obiettivo è calcolare gli “ecochilometri” percorsi in media su un mezzo di trasporto sostenibile nel tragitto quotidiano casa-scuola fino al termine dell’anno scolastico.
Per valutare quanta anidride carbonica in meno è stata emessa grazie al gesto di ragazzi e genitori di lasciare auto e motorini parcheggiati a casa. Le classi più virtuose, ovvero quelle con il maggior numero di ragazzi che dall’inizio della primavera all’ultimo giorno di scuola hanno usato mezzi di trasporto alternativi, saranno premiate con gite gratuite nei parchi del territorio.
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Regione Toscana: siglato protocollo d'intesa per sotenere tre progetti di Federparchi

Nell'anno che celebra la biodiversità cresce il ruolo dei parchi della Toscana. Con il protocollo d'intesa siglato oggi dal presidente della Regione e da quello di Federparchi, Giampiero Sammuri, la realtà del verde protetto toscano si arricchisce ulteriormente. Tre sono i progetti previsti nel prossimo triennio 2010-2012. Primo tra tutti un centro studi intitolato a Valerio Giacomini, noto naturalista e una delle massime personalità scientifiche italiane ed europee nel settore. Il centro - il primo di Federparchi in Italia di questo genere - comprenderà un archivio e una biblioteca aperta al pubblico e sarà capace di condurre attività di ricerca e studio sulle aree protette, promuovere iniziative di formazione e qualificazione per il personale che lavora nei parchi, oltre a elaborare una banca dati per uno screening sulle stesse aree protette.
Il secondo p rogetto riguarda lo sviluppo della ormai nota iniziativa “Parco Libro”, evento dedicato a appuntamenti convegnistici, espositivi e di comunicazione che si svolge a Pisa dal 2007 e che dall'edizione di quest'anno (6-8 maggio alla Leopolda di Pisa) prevede una crescita degli spazi e delle risorse con particolare attenzione alla promozione dei temi della sostenibilità sociale economica e ambientale a livello locale, nazionale e internazionale.
Il terzo progetto prevede la realizzazione di un video promozionale sui parchi regionali che avrà l'intento di far conoscere il grande patrimonio di cui può fregiarsi la Toscana.
La Regione, oltre a garantire la sua collaborazione a Federparchi, con il protocollo d'intesa firmato oggi stabilisce di finanziare i progetti per i prossimi tre anni con 134mila euro nel 2010, 114mila nel 2011 e altrettanti nel 2012.
Il presidente della Regione, dichiarandosi soddisfatto per l'accordo siglato og gi, ha sottolineato come la Toscana, che ha un sistema di parchi, nazionali, regionali e provinciali e di aree protette che la pone all’avanguardia in Italia, abbia il compito di preservare e valorizzare una simile ricchezza e debba puntare a farle fare continui salti di qualità. Da parte sua il presidente di Federparchi ha riconosciuto alla Toscana un ruolo d'eccellenza nel settore con i suoi 170 parchi tutti associati a Federparchi, realtà non comune in Italia. Questo grazie anche all'attenzione costante e al lavoro che l'amministrazione regionale, particolarmente sensibile, soprattutto negli ultimi dieci anni ha sempre dedicato al settore.
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Acqua: 12% della popolazione mondiale usa l'85% delle risorse.

Sono quasi 4 miliardi le persone a rischio per insufficienza d'acqua e 5 milioni i morti per malattie legate alla sua scarsita' o per mancanza di servizi igienico-sanitari di base. Questo, mentre il 12% della popolazione mondiale usa l'85% delle risorse del Pianeta. A parlare di quello che viene definito da molti 'l'oro blu', l'acqua, e' il dossier 'Acqua 2010' di Solidarieta' e cooperazione Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarieta' internazionale) presentato oggi a Roma anche in occasione dell'approssimarsi della giornata mondiale dell'Acqua prevista per il 22 marzo. Secondo lo studio la Terra ha sete: 1,6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, 2,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, 5 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie legate all'acqua e 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse alla mancanza d'acqua potabile pari a 4.900 bambini al giorno. Questa la situazione del Pianeta: - AMERICA: Anche l'America soffre l'assenza d'acqua, manca quella per usi domestici perche' viene utilizzata - al ritmo di 2.000 miliardi di litri - per coltivare cereali per l'allevamento. - EUROPA: In Europa il 16% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile. Un problema che in trent'anni e' costato 100 miliardi di euro. In Europa il 44% dell'acqua estratta viene utilizzata per produrre energia, mentre nell'area Mediterranea, con la domanda che e' raddoppiata negli utlimi 50 anni, si prevede un aumento dei consumi del 25% entro il 2025. - SITUAZIONE ITALIA: Le condutture perdono 104 litri d'acqua per abitante al giorno (pari al 27% dell'acqua prelevata), un terzo degli italiani non ha un accesso regolare all'acqua potabile, ma ogni italiano consuma 237 litri di acqua al giorno: Salerno la citta' che ne consuma di piu' con una media di 264 litri a testa al giorno, mentre Agrigento quella che ne consuma di meno con 100 litri pro-capite al giorno. Il rubinetto dell'Italia perde il 30% dell'acqua immessa e deve fare con la gestione delle risorsa soprattutto nelle regioni meridionali e nei mesi estivi quando per il 15% della popolazione si scende al di sotto della soglia minima di fabbisogno giornaliero a persona (50 litri al giorno). Il 30% non ha un accesso sufficiente e 8 milioni non hanno quella potabile mentre 18 milioni la bevono non depurata. In Italia c'e' pero' anche il business dell'acqua minerale che vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico). Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle 500 alle 1000 volte in piu' rispetto a quella in bottiglia. Per questo si tenta di riscoprire la bonta' di quella che sgorga in casa. In Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna si e' dato vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua: piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia naturale che gassata, mentre in Puglia, la regione ''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di rilevanza economica''. A Roma, continua il dossier, l'acqua e' ancora al 51% municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''. - NUOVE GUERRE: L'acqua, spiega il dossier, e' anche ''un problema di democrazia'' e soprattutto nelle regioni che gia' soffrono per mancanza di infrastrutture e' ''diventata il nuovo petrolio'' e motivo per combattere ''nuove guerre''.

(fonte: Ansa.it)
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20 marzo 2010

Nuovi Ecoincentivi per elettrodomenstici, motorini e ecocase; critica Legambiente

Approda finalmente in Consiglio dei Ministri il decreto che ripropone la formula degli incentivi all'acquisto. Esclusa l'auto, il provvedimento si concentrerà sui settori che più hanno patito la crisi dei mesi scorsi. Da più parti viene però ritenuta modesta l'entità complessiva degli aiuti, che l'esecutivo ha fissato in 300 milioni di euro, due terzi dei quali a carico dell'Economia e i rimanenti provenienti dal Ministero per lo Sviluppo economico.

Secondo Legambiente infatti si tratta di “incentivi minimali''. ''Pericolosissima la deregulation sulla casa. I lavori fai da te mettono a rischio gli edifici e sono un volano per il lavoro in nero” continua l'associazione.

“A fronte di un dl incentivi assolutamente minimale nei confronti di energia e eco-edilizia assistiamo a una scelta incomprensibile da parte del Governo che rischia di mettere in pericolo il parco edilizio italiano, già di per sé esposto a gravi problemi statici e sismici”. E’ questo il commento di Legambiente al dl incentivi approvato oggi dal Consiglio dei Ministri.“Come segnale per il settore, sarebbe stato meglio impegnarsi nel prorogare gli incentivi del 55% per il risparmio energetico e il solare termico, che scadono nel 2010. Uno sconto di qualche migliaio di Euro per acquistare una casa – come quello approvato oggi dal Governo - ha, infatti, pochissimo senso, soprattutto se si considera che gli edifici con queste caratteristiche sono rarissimi”. Ma Legambiente concentra la propria attenzione soprattutto sulla norma “casa” entrata fuori sacco, ritenendo assurdo permettere a chiunque di iniziare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nella propria casa senza un progetto, senza informare il Comune, senza un’impresa che si assuma la responsabilità dei lavori. “Questa indicazione avrà come unico effetto di incrementare il lavoro nero e aumentare i contenziosi condominiali – ha aggiunto Edoardo Zanchini, responsabile energia e urbanistica di Legambiente. Ma non solo: chi abita in un palazzo, infatti, non potrà sapere nulla dei lavori che si stanno facendo al piano di sotto o nell’appartamento accanto, né avere alcuna certezza che veramente non si stiano toccando parti strutturali dell’edificio, visto che a garantire sarà semplicemente il proprietario di casa”. “In pratica verranno licenziati architetti e ingegneri e messe fuori mercato le imprese in regola - ha proseguito Zanchini -. E’ incredibile quanto in fretta si dimentichino le tragedie italiane, gli edifici crollati per colpa di lavori interni, mai comunicati agli altri condomini, le tragedie dei terremoti e del dissesto idrogeologico. Invece di introdurre finalmente il libretto del fabbricato per avere certezza della statica e manutenzione dell’edificio, invece di spingere sulla riqualificazione statica e energetica, invece di coinvolgere in questa direzione architetti, ingegneri, imprese, con questo provvedimento si introduce una deregulation dannosa per il settore e pericolosissima per la sicurezza degli edifici”. Legambiente chiede alle Regioni di impedire l’attuazione di questo provvedimento nei propri territori, lasciando l’obbligo della DIA per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, e favorire il recupero edilizio con semplificazioni vere per tutti gli interventi di messa in sicurezza e miglioramento energetico.

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19 marzo 2010

OGM: la commissione sementi nega l'autorizzazione alla domanda di iscrizione al registro di un mais OGM.

"La decisione presa oggi dalla Commissione Sementi di negare l'autorizzazione alla domanda di iscrizione al registro di un mais OGM, appare particolarmente significativa perché presa all'unanimità da tutti i membri della Commissione. Sia i rappresentanti delle Regioni che quelli dei tre Ministeri che compongono la Commissione si sono espressi per il principio di cautela che ha finora caratterizzato la politica agricola del Paese su questo delicato tema."
Così il Ministro Luca Zaia annuncia la decisione presa oggi presso il Palazzo dell'agricoltura dalla Commissione Sementi Geneticamente Modificate, nella quale sono rappresentati, oltre al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero della Salute, le Regioni Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Veneto.

"Constato con soddisfazione – ha proseguito Zaia - che la posizione che in questi anni ha condiviso la stragrande maggioranza dei cittadini e dei contadini del nostro Paese, ha trovato, anche nelle diverse istituzioni rappresentate nella Commissione, una comunione di intenti che rassicura ulteriormente tutti i consumatori italiani. Già domani - ha concluso Zaia - firmerò il relativo decreto che manderò ai Ministri della Salute e dell'Ambiente".

“Siamo soddisfatti perché con questa decisione si ammette chiaramente che ad oggi non ci sono le condizioni per iniziare coltivazioni OGM."Così Legambiente ha commentato la scelta presa oggi dalla Commissione Sementi Geneticamente Modificate di negare l'autorizzazione alla domanda di iscrizione al registro di un mais OGM.

“Intraprendere la strada dei prodotti transgenici costituisce una scelta irreversibile, rispetto alla quale sono necessarie valutazioni che non lasciano nulla al caso – ha dichiarato Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente. E’ per questo che siamo soddisfatti di come si è pronunciata oggi la Commissione Sementi. Speriamo, dunque che ora il Ministro prosegua su questa strada, scegliendo di utilizzare la clausola di salvaguardia, prevista dall’Unione europea, anche per la coltivazione della Patata OGM. Solo così sarà possibile, infatti, proteggere l’agricoltura italiana dalle coltivazioni geneticamente modificate, di cui ad oggi non si conoscono i rischi, e continuare, così, a garantire l’assoluta sicurezza dei prodotti agricoli e la tutela della salute dei cittadini”.

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18 marzo 2010

Legambiente e Federutility: l'acqua di rubinetto è sicura ed economica

L’acqua del rubinetto è sicura e controllata, oltre che economica e rispettosa dell’ambiente. A garantirne la qualità sono infatti migliaia di controlli che vengono eseguiti ogni anno su campioni di acqua per fare analisi su decine di parametri previsti dalla normativa. È quanto emerso dai dati diffusi oggi da Legambiente e Federutility, la federazione delle aziende di servizi pubblici locali che operano nel settore idrico, secondo cui sono addirittura 250mila le analisi effettuate in un anno nella città di Roma, altrettante in Puglia e 350mila in Provincia di Milano, Pavia e Lodi.

Il numero di analisi dipende dal volume di acqua distribuito, dalla lunghezza e dalla complessità dell’acquedotto ma sono sempre molto più numerosi dei 4 controlli di routine e del controllo annuale di verifica previsti ogni anno dalla normativa (decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002, in attuazione della direttiva europea 98/83/CE). Sono, solo per fare altri esempi, quasi 30mila in Emilia Romagna, 9.500 in Sardegna, 8.500 in Basilicata.

Sono numeri che dimostrano quanto l’acqua di rubinetto delle nostre case sia molto più controllata di quelle in bottiglia. Per quest’ultime, infatti, le prescrizioni normative prevedono la realizzazione di una sola analisi all’anno (Decreto 29 dicembre 2003 Art. 3) da parte dei soggetti titolari della concessione, che viene inviata al Ministero della Salute insieme a una autocertificazione relativa al mantenimento delle caratteristiche delle acque. Naturalmente, come per ogni settore anche per quello idrico capitano temporanei disservizi, sospensioni del servizio o uscita temporanea dai parametri qualitativi. Negli anni, però, è cambiata l'importanza dei controlli e la costanza,che insieme alla ripetizione delle analisi da parte di più soggetti - dall'azienda alla Asl - , consentono ormai di individuare i problemi in tempi brevi e di intervenire con provvedimenti d'urgenza, come le ordinanze del Sindaco in caso di parametri qualitativi fuori norma.

Le analisi vengono eseguite in parallelo dagli enti di controllo (Asl e Agenzie regionali protezione ambiente) e dal gestore del servizio idrico, utilizzando anche sofisticate tecnologie di telecontrollo che permettono il monitoraggio in tempo reale di alcuni parametri fondamentali per la potabilità dell’acqua. È sempre più diffusa poi la pubblicazione dei risultati delle analisi sui siti internet delle aziende locali, mentre in alcuni casi si utilizzano le bollette dell’acqua, la pubblicazione sui giornali locali, o materiali divulgativi realizzati appositamente per informare i cittadini.

“I controlli sono fondamentali - ha dichiarato Mauro D’Ascenzi, vice presidente di Federutility - e possono essere garantiti soltanto con una gestione professionale ed industriale del ciclo idrico integrato. Le piccole gestioni dirette comunali spesso non hanno laboratori, tecnologie e personale per effettuare migliaia di controlli come fanno le aziende. Il livello qualitativo dell'acqua italiana è tra i più alti d'Europa nonostante le tariffe più basse e non è questione di fortuna, ma di lavoro e di investimenti”.

Bere l’acqua del rubinetto poi, non è solo sicuro ma anche economico e molto meno inquinante. “Non bere l’acqua di casa - ha aggiunto Sebastiano Venneri, vice presidente nazionale di Legambiente - significa rinunciare ad una risorsa sana, perché controllata con rigorose norme sanitarie, e molto economica, visto che un litro di acqua “del Sindaco” può costare fino a mille volte meno di quella in bottiglia. E poi l’acqua di rubinetto rispetta l’ambiente, non produce rifiuti plastici ed è a ‘chilometri zero’, non viaggia per centinaia di chilometri su inquinanti TIR, evita il consumo di combustibili fossili, l’emissione di CO2 e di polveri sottili”.

Infatti solo un terzo delle bottiglie di plastica utilizzate per l’acqua minerale viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio, mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Inoltre il consumo annuo di 12 miliardi di litri di acqua imbottigliata comporta, per la sola produzione delle bottiglie, l’utilizzo di 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. La fase del trasporto dell’acqua minerale infine influisce non poco sulla qualità dell’aria: solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto viene movimentato su strada.

Per sensibilizzare tutti all’uso di questa preziosa risorsa, che nel nostro Paese è anche di ottima qualità, da oggi, in occasione della Giornata mondiale dell'Acqua del 22 marzo, parte una collaborazione Legambiente – Federutility, che durerà tutto l’anno, per informare e dare consigli per il risparmio idrico e sulla tutela dell’acqua. Con “Acqua di rubinetto? Sì grazie!” la nuova campagna nazionale di promozione dell’acqua di casa, le due associazioni scenderanno in piazza durante il fine settimana del 20 e 21 marzo con oltre 60 iniziative per fornire informazioni pratiche ai cittadini, sfatare luoghi comuni sull’acqua del rubinetto e togliere qualsiasi dubbio riguardo alla sicurezza e al gusto dell’acqua “del Sindaco”. Ad animare tutte le iniziative sarà, infatti, anche la particolare degustazione “al buio”: una prova che metterà a confronto l’acqua di rubinetto e quella minerale in due brocche identiche e “anonime” per dimostrare che non c’è alcuna differenza di gusto.

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Biologico: A Milano ritorna il Mercato della Terra

Il Mercato della Terra di Milano dopo il successo delle prime due edizioni, replicherà sabato 20 marzo, per festeggiare la primavera, dalle 9 alle 15 presso il Giardini Largo Marinai d’Italia, dove era ospitato l’antico verziere, storico mercato ortofrutticolo cittadino nei dintorni della Palazzina Liberty.
Al mercato contadino, organizzato da Slow Food, partecipano quaranta produttori provenienti principalmente dal Parco Agricolo Sud Milano. Sono inoltre rappresentate le aree agricole di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia e Varese e tra gli ospiti, dal Guatemala, anche il Presidio internazionale Slow Food del caffè di Huehuetenagno.
Nelle bancarelle si potranno acquistare formaggi, salumi, pane, birra, ortofrutta e molto altro ancora. La migliore qualità del territorio si ripropone alla città, garantita dalla più sicura delle certificazioni esistenti, la faccia di chi produce.
Il mercato, storicamente luogo di incontro e scambio, è animato dalle Condotte Slow Food della Lombardia che organizzano brevi Laboratori del Gusto per comunicare e sensibilizzare la popolazione sulla qualità dei prodotti agricoli del territorio. In particolare la Condotta Slow Food delle “Valli Orobiche” racconterà il suo territorio attraverso la presentazione dello “stracchino all’antica” prossimo Presidio Slow Food.
Grande importanza verrà riservata ai “Tavoli della Convivialità”, spazi dedicati agli utenti del mercato che vorranno fare una sosta con i prodotti appena acquistati o semplicemente fare “due chiacchiere… da mercato”.
Il Mercato della Terra di Milano fa parte del più ampio progetto Nutrire Milano, energie per il cambiamento, sostenuto dal Parco Agricolo Sud Milano, dalla Fondazione Cariplo e dal Comune di Milano.
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Comune di Roma: via libera al piano strategico per la mobilità sostenibile

“Mobilità, sicurezza e salute”. Queste le parole d’ordine del Piano strategico per la mobilità sostenibile, che ha ricevuto il via libera dal Consiglio comunale del Comune di Roma, dopo l'approvazione della Giunta del 29 settembre.
Il piano ha come obiettivo generale un nuovo assetto del sistema dei trasporti romano. Previsto, in particolare, l’incremento del trasporto pubblico su ferro e gomma, la decongestione del traffico e tempi di percorrenza ridotti e, come risultato delle misure adottate, un abbattimento notevole delle emissioni inquinanti.
“Il risultato ottenuto, grazie al consenso responsabile e bipartisan del Consiglio comunale, - ha sottolineato l'assessore alla Mobilità, Sergio Marchi – consentirà finalmente alla Capitale di avere un piano integrato per una mobilità a impatto ambientale zero, puntando già nel breve periodo all’implementazione del servizio di trasporto pubblico locale, soprattutto su ferro, e alla dovuta programmazione infrastrutturale, per consentire alla città di liberarsi progressivamente dalla morsa del traffico che la opprime da anni”.
Il piano prevede due principali linee d'azione: una sul breve-medio periodo, che riorganizzi e razionalizzi il sistema esistente (attraverso, ad esempio, interventi su bus turistici e pullman, su semafori, attraversamenti, incroci), e l’altra di medio-lungo periodo, che comporta una nuova architettura del sistema della mobilità, con la realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto pubblico e privato.

(fonte: Zeroemission.tv)
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17 marzo 2010

Appello degli scienziati: 'Il Nucleare è una scelta sbagliata'. A chi crede l'Italia, agli scienziati o ai politici?

Il ritorno al nucleare dell’Italia? “Una scelta strategicamente sbagliata”. Lo spiegano in un appello ai candidati governatori alle prossime elezioni regionali un gruppo di scienziati e ricercatori delle università italiane di “energiaperilfuturo.it”. Già protagonisti di un manifesto sottoscritto da oltre 2mila ricercatori e professori italiani e 8mila cittadini, gli scienziati stigmatizzano la scelta del governo di puntare sull’atomo e sottolineano come “ogni sforzo debba invece essere concentrato sullo sviluppo delle energie rinnovabili”.

Per gli studiosi “una corretta politica energetica deve basarsi anzitutto sulla riduzione dei consumi mediante l’eliminazione degli sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica, poi sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili”. In questo contesto, le Regioni italiane hanno un ruolo importante, “anche perché – ricordano – la direttiva europea 28/2009 obbliga l’Italia, entro il 2020, a ridurre i consumi, ridurre le emissioni di CO2 e a coprire il 17 per cento dei consumi finali con energie rinnovabili. Un percorso virtuoso, - ribadiscono - nel quale non c’è spazio per il nucleare”.
Numerose le ragioni che portano a sostegno del no all'atomo. Innanzitutto, non è vero che “l’energia nucleare è in espansione in tutto il mondo”. I numeri dimostrano il contrario: da “vent’anni il numero di centrali nel mondo è di circa 440 unità” e “in Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica installata è sceso dal 24 per cento del 1995 al 16 per cento del 2008”. Anche la decisione dell'amministrazione Obama di rilanciare il nucleare negli Stati Uniti non modifica sostanzialmente la situazione. La notizia conferma anzi la necessità per il nucleare di ricevere aiuti statali: "8,3 miliardi di dollari come prestito garantito" per progetti che hanno si sono già rivelati difettosi.

Falso anche l’argomento che il nucleare garantirebbe l’indipendenza energetica del nostro Paese “semplicemente perché l’Italia non ha uranio”. Come non è vero che con l’uso dell’energia nucleare si salva il clima: "le centrali nucleari, per essere costruite, alimentate con uranio, liberate dalle scorie che producono e, infine, smantellate, richiedono un forte investimento energetico basato sui combustibili fossili". E poi le centrali promesse dal governo non entreranno in funzione prima del 2020 e "quindi non potranno contribuire a farci rispettare gli impegni dettati dall’Unione europea".

Spesso si cita il modello della Francia. Senza ricordare, tuttavia che "nonostante le sue 58 centrali nucleari, importa addirittura più petrolio dell’Italia" e che se "importa il 40 per cento in meno di gas rispetto all’Italia, è costretta ad importare uranio". C’è poi l'annoso problema dello smaltimento delle scorie radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni, cui neppure negli Usa ha finora trovato una soluzione. E c’è il problema dello smantellamento delle centrali nucleari a fine vita.

Alla luce di queste considerazioni, gli studiosi chiedono un incontro prima del voto per illustrare ai candidati le ragioni del no e per invitarli a sottoscrivere la loro petizione sul futuro energetico del paese. “Mentre i costi delle energie rinnovabili scenderanno certamente nei prossimi 10 anni - si legge nell'appello - i costi del nucleare sono per loro natura non ben definiti e destinati ad aumentare”. Un euro investito oggi nelle fonti energetiche rinnovabili può trasformarsi in energia pulita entro pochi mesi. Il nucleare, al contrario, richiede massicci investimenti finanziari, i cui frutti potranno raccogliersi, nella migliore delle ipotesi, solo tra 10 o 15 anni.

(fonte: Zeroemission.tv)
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14 marzo 2010

EcoTopTen 2010: la classifica degli elettrodomestici più verdi

Legambiente presenta a Fa' la cosa giusta! Le EcoTopTen 2010 che riguardano, quest’anno, non solo le auto ma anche le tv, i condizionatori e le lavatrici con l’anima più verde. Districarsi in un mercato dove la concorrenza tra prodotti diversi è spesso basata solo sul prezzo può essere impresa non da poco. EcoTopTen di Legambiente è pensata quindi per offrire al consumatore uno strumento importante di informazione per scelte d'acquisto più consapevoli anche dal punto di vista ambientale.

“Le nostre EcoTopTen nascono per aiutare i consumatori ad orientare i propri acquisti anche dal punto di vista ecologico e, di conseguenza, stimolare l’innovazione tecnologica delle aziende produttrici – ha detto Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente – I criteri di scelta sono stati non solo la preferibilità ambientale ma anche l’efficacia e la convenienza dei prodotti. Questa è l’evoluzione verso la vera green economy: una trasformazione industriale che può coinvolgere anche settori tradizionali”

Le EcoTopTen presentano, per ogni tipologia di prodotto, la top ten dei modelli più ecologici in senso assoluto e le top ten dei modelli con le migliori prestazioni ambientali considerati per categoria.
Per quanto riguarda le auto, oltre 850 modelli sono stati selezionati sulla base delle prime 100 marche di auto più vendute sul mercato italiano nel 2009 (fonte: Anfia) e dopo due anni di assenza dal vertice della classifica, tornano al primo posto delle auto più rispettose dell'ambiente: le ibride elettrico-benzina di grande cilindrata che si contendono le migliori prestazioni con le GPL di classe mini e piccola, mentre le auto diesel sono rappresentate prevalentemente dalle piccole cilindrate.

Secondo le direttive della Commissione Europea entro il 2012 il 65% dei veicoli venduti non dovranno superare i 120 grammi di CO2 per chilometro, nel 2015 si deve giungere al 100%. Obiettivo al 2020 saranno i 95 grammi di CO2. L'intesa ha previsto che si arrivi ad una riduzione di emissioni fino a 130gr/km grazie al miglioramento della tecnologia dei motori, alla quale si aggiunge una ulteriore riduzione di 10 gr/km con una migliore performance dei pneumatici e con l'uso di biocarburanti. Quindi 120 grCO2/km.

Ogni graduatoria si basa sulla valutazione di centinaia di modelli delle principali marche più vendute sul mercato italiano. Sono stati volutamente esclusi dalla nostra analisi i prodotti con un carico ambientale troppo elevato: per le auto le vetture che superano la soglia dei 180 grammi di emissioni di CO2 per chilometro, per le lavatrici e i condizionatori (solo residenziali) i modelli che non raggiungono almeno la classe AAB e la classe A di efficienza energetica, per i televisori sono stati considerati solo gli LCD con consumi inferiori alla soglia di 200 watt in modalità acceso.

Dal quadro stilato nelle EcoTopTen emerge che tutte le auto di nuova immatricolazione sono ormai “Euro 4”, ma modelli Euro 5 in circolazione, che anticipano le omologazioni del gennaio 2011, sono già più della metà dei veicoli analizzati e gli Euro 6 della classifica sono già sei. Da un confronto con le EcoTopTen degli anni passati risulta che tra il 2008 e il 2009, i modelli sotto i 120 gr CO2/km erano raddoppiati passando da circa quaranta a un'ottantina. Nel 2010 sono più che raddoppiati: sugli 850 modelli analizzati sono saliti a ben 170: il 20%! Quasi tutte auto mini e piccole con una buona rappresentanza di medie inferiori. Esclusi, ovviamente, sia i SUV e i fuoristrada.

L'EcoTopTen TV prende in esame 180 modelli selezionati sulla base dei marchi di televisori più venduti sul mercato italiano nel 2009. Le prime 10 posizioni nella EcoTopTen dei televisori sono occupate da tv con le performance decisamente migliori, dal punto di vista dell'efficienza energetica, anche rispetto al criterio minimo di base per ottenere la certificazione Ecolabel. Si aggiudicano il podio due apparecchi a Led appartenenti alla categoria super grande. Dalla EcoTopTen si evince che l'industria, almeno su alcuni prodotti di punta, anticipa la politica producendo modelli di gran lunga più efficienti rispetto a quanto richiesto dalla normativa. In questi modelli le case produttrici hanno saputo coniugare innovazione, marketing e attenzione all'ambiente. Anche se su apparecchi con schermi di dimensioni elevate.

Per quanto riguarda i condizionatori la nostra indagine ha preso in considerazione solo i modelli portatili e i mono e multisplit a pompa di calore sino a 12 kW, con scambiatore aria-aria. 15 sono i marchi che hanno partecipato al progetto con 369 modelli di cui 336 fissi (mono e multisplit) e 33 portatili. Il criterio di selezione è quello che determina la classe A dell'etichetta energetica europea sul consumo elettrico riferito all'indice di efficienza energetica dato dal rapporto tra il freddo prodotto e i consumi elettrici.

La EcoTopTen sulle lavatrici prende in esame 236 modelli di 22 case produttrici. Ammesse le lavatrici di classe energetica AAA e AAB selezionate in base ai consumi elettrici e idrici rispetto al carico utile e alla presenza del doppio ingresso. I consumi considerati sono relativi al ciclo standard di prova, ovvero ad un lavaggio a cotone a 60 °C. Oltre alla EcoTopTen assoluta, sono state presentate 7 classifiche per categoria, redatte raggruppando le lavatrici per carico utile: Piccolo Carico (minore o uguali a 6 Kg), Medio Carico (maggiori di 6 Kg, minori o uguali a 8 Kg), Grande Carico (superiori agli 8 Kg). Inoltre, tre classifiche comprendenti solo prodotti di classe AAA, sempre sulla base del carico utile. Infine la graduatoria delle 7 asciugatrici di classe A. Questa EcoTopTen testimonia un mercato estremamente competitivo in cui numerosi produttori sono consapevoli che i consumatori sono particolarmente attenti nei confronti di minori consumi e hanno una sensibilità ambientale sempre maggiore e che questi aspetti sono ormai fondamentali per il successo commerciale di un prodotto.


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