30 novembre 2009

Regione Lombardia: bando per 25mln di euro per filtri antiparticolato

La Giunta regionale ha deciso di rifinanziare con 25 milioni il bando per l'installazione dei filtri antiparticolato (FAP) sui veicoli commerciali diesel.
Lo prevede la delibera approvata su proposta dell'assessore alla Qualità dell'Ambiente, Massimo Ponzoni. Con quest'ultimo stanziamento salgono a 45 milioni di euro i contributi destinati per rendere meno inquinanti i veicoli trasporto merci.
Il provvedimento si inserisce tra le azioni che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, aveva definito come "eco-incentivi a ciclo continuo", per favorire e sostenere i comportamenti virtuosi, attraverso il rifinanziamento di bandi nel momento in cui si esauriscono i fondi.
"I cittadini lombardi - commenta il presidente Roberto Formigoni - hanno saputo cogliere le opportunità offerte dai nostri bandi anti-inquinamento al punto che il precedente stanziamento di 20 milioni è stato utilizzato completamente in brevissimo tempo. La decisione di rifinanziarlo testimonia che si tratta di un grande successo per questo strumento". "Chi aveva diffuso scetticismo - aggiunge Ponzoni - si deve ricredere".
Il valore del contributo ammissibile - valido per tutta la Regione - è confermato al 75% della spesa sostenuta, con tetti massimi che sono i seguenti:
- categoria N1 (fino a 3,5 t.): 3.100 euro
- categoria N2 (fino a 12 t.): 3.750 euro
- categoria N3 (fino a 18 t.): 4.300 euro
- categoria N3 (più di 18 t.): 5.500 euro

IL BANDO FIORINO - Restano ancora a disposizione fondi per il cosiddetto "bando Fiorino": in base ad un accordo con la Fiat, fino al 31 dicembre, sommando incentivi regionali, incentivi statali e sconto della casa, un Fiorino nuovo a metano costa 1.990 euro più Iva.
Sono 10 i milioni di euro di incentivi riservati alle imprese, quindi anche artigiani e commercianti, con sede legale o anche solo operativa in Lombardia per la sostituzione di veicoli per trasporto merci diesel Euro 0, Euro 1, Euro 2 di categoria N1 (cioè fino a 3,5 t. di peso complessivo a pieno carico) con veicoli nuovi a bassa emissione (benzina, metano o gpl, ma non diesel), sempre della categoria N1.
Il valore dell'incentivo è di 2.000 euro per veicolo e ogni azienda può rottamare e sostituire con veicolo nuovo (di prima immatricolazione) fino a 2 mezzi (ottenendo dunque, in questo caso, 4.000 euro). Anche questo contributo è cumulabile con gli incentivi statali.


(fonte: Regione Lombardia)

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Bozza per Copenaghen: riduzione delle emissioni del 50% per il 2050

Una riduzione delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050 rispetto ai livelli degli anni 90, soprattutto ad opera dei Paesi ricchi: è quanto propone in una bozza la Danimarca, che dal 7 al 18 dicembre ospiterà la conferenza mondiale sul clima a Copenaghen. La bozza, visionata da Reuters, propone che i Paesi ricchi si rendano autori dell'80% dei tagli alle emissioni entro il 2050.

Il testo potrebbe diventare la base dell'accordo che scaturirà dai colloqui che si svolgeranno a Copenaghen, e suggerisce che si dovrebbe considerare il 2020 come l'anno in cui le emissioni saranno ai massimi. Nella bozza non viene specificato nessun obiettivo a breve termine per il taglio delle emissioni da parte dei Paesi sviluppati, una delle richieste chiave da parte dei Paesi più poveri.

Il documento suggerisce inoltre l'introduzione di misure per contenere l'aumento delle temperature, che dovrebbe rimanere sotto i due gradi centigradi. Anche i Paesi in via di sviluppo, capeggiati da Cina e India, dovrebbero presentare un testo che sperano sia adottato come base per i negoziati.

Il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha fatto sapere di volere un documento "politicamente vincolante", lungo dalle cinque alle otto pagine, con allegati che stabiliscano gli obblighi di ciascun Paese. Rasmussen vuole inoltre che venga introdotta la scadenza del 2010 come data ultima perché l'accordo venga trasformato in un trattato con valore legale.

(fonte: Reuters)

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Comuni Ricicloni: la Toscana la più virtuosa

La Toscana è la regione più “riciclona” del Centro Italia, con il 36,58% dei rifiuti raccolti in forma differenziata e con 29 comuni che nel 2008 hanno superato quota 45%, che rappresenta la soglia posta dalla normativa nazionale.
Comuni “virtuosi”, i cui risultati – in base alla classifica stilata da Legambiente – sono stati premiati oggi pomeriggio alla Fortezza da Basso di Firenze nell’ultima giornata di ‘Green Days’, la tre giorni della Regione dedicata alla sostenibilità ambientale, dall’assessore regionale all’ambiente Annarita Bramerini, Piero Baronti di Legambiente Toscana e Stefano Bruzzesi dell’Agenzia regionale recupero risorse.

Montespertoli, in provincia di Firenze, è il comune toscano più riciclone, con l’86,52%, seguito da tre comuni lucchesi, Capannori (69,18%) Porcari (62,90%) e Villa Basilica (59,57%). Gli altri sono Tavarnelle Val di Pesa (57,54%), San Quirico d'Orcia (56,2%), Buonconvento (56,12%), Colle Val d'Elsa (56,01%), Casole d'Elsa (53,33%), Sovicille (52,68%), Rufina (51,58%), Monteriggioni (51,47%), Vaiano (50,62%), Poggibonsi (50,82%), San Gimignano (50,56%), Castagneto Carducci (50,44%), Sansepolcro (49,92%), Monteroni d'Arbia (49,69%), Sesto Fiorentino (48,68%), Capraia e Limite (48,38%), Lucca (47,79%), Pergine Valdarno (47,66%), San Vincenzo (47,64%), Asciano (47,47%), Monteverdi Marittimo (47,20%), Massa e Cozzile (47,06%), Calenzano (46,4%), Montalcino (45,92%), Siena (45,84%).
Legambiente ha assegnato riconoscimenti anche all'ex Ato Siena (oggi Ato Sud) e al gestore dei rifiuti, Siena Ambiente. L'Ato senese, con il 45,43%, è stato infatti l'unico ambito ad aver superato l'obiettivo nazionale.

«La raccolta differenziata – ha detto l'assessore regio nale all'ambiente Anna Rita Bramerini nel corso della premiazione - in Toscana sale e arriva al 36,58%, con una crescita del 3% dal 2007 al 2008. Sono i risultati tangibili del grande impegno che la Regione ha dedicato a riorganizzare il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti. Per la Toscana la vera sfida del futuro sarà quella de riciclo dei materiali raccolti». Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana, ha dato commentato così la situazione regionale: «L’andamento della raccolta differenziata dei rifiuti vede la Toscana primeggiare nell’Italia centrale ma non c’è dubbio che si può e si deve fare di più, prendendo ad esempio i 29 comuni che sono stati premiati oggi come i più virtuosi. Più differenziata, infatti, non significa soltanto miglioramento dell’ambiente ma anche maggiori occasioni di lavoro attraverso il mercato delle materie che derivano dai rifiuti raccolti e seleziona ti. Più differenziata significa anche più occupazione».
Come ha ribadito anche Stefano Bruzzesi, direttore dell'Agenzia regionale recupero risorse, «finalmente in Toscana i numeri della raccolta differenziata danno segnali concreti di una positiva inversione di tendenza, importante, che si unisce all’andamento della produzione dei rifiuti che finalmente si assesta e non aumenta. Ma la vera sfida, specialmente in un momento di contrazione economica come l’attuale, sarà il vero rilancio del mercato del riuso».
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Regione Emilia Romagna: la nuova legge sul paesaggio

L'Assemblea legislativa regionale emilana ha approvato la legge “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio”: un adeguamento della disciplina paesaggistica che consentirà un rilancio dello sviluppo sostenibile e della coesione sociale in Emilia-Romagna grazie ad un approccio unitario ed integrato tra tutela del paesaggio, politiche abitative e di riqualificazione urbana.

La Legge, che modifica la legge regionale 20 del 2000, risponde ad una duplice esigenza: era infatti necessario intervenire sulla materia, da un lato per dare attuazione alle disposizioni del Codice dei Beni culturali e del paesaggio e ai nuovi principi introdotti dalla Convenzione europea del paesaggio, e dall’altro lato per fornire un complesso normativo organico alla disciplina regionale in materia di tutela del paesaggio, che, nel tempo, è stata demandata a norme inserite in molteplici e differenti leggi, senza mai approdare ad una definizione unitaria.
Con questa legge la Regione Emilia-Romagna si dota di una politica per il paesaggio con un obiettivo ben preciso: migliorare la qualità del territorio, delle città, delle periferie, delle aree degradate. Un ruolo centrale, quello del paesaggio, per rilanciare l´immagine e le specificità della Regione. Un ruolo che riteniamo debba essere propositivo, progettuale e partecipato per "disegnare", in connessione con il Piano territoriale regionale (il Ptr) luoghi migliori, in cui vivere, lavorare, divertirsi, producendo nuovi valori, identità, significati, riferimenti territoriali che sono alla base del senso di appartenenza ad un territorio e ad una comunità.
Un aspetto peculiare della nuova legge è quindi quello di avere affiancato alla tradizionale attività della tutela attuata con il Piano territoriale paesistico regionale (che viene confermato nella sua struttura e contenuti essenziali, e che sarà adeguato in collaborazione con il Ministero dei beni culturali e la direzione generale per i Beni culturali e paesaggio) un percorso progettuale teso alla valorizzazione delle specificità paesaggistiche che connotano il territorio regionale, e al recupero delle aree compromesse e degradate.
La legge prevede anche il monitoraggio delle trasformazioni, da realizzarsi attraverso l´Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio, perché solo attraverso il controllo delle dinamiche territoriali è possibile ottenere gli obiettivi previsti.

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Il Biometano ha le potenzialità di tre centrali nucleari

Secondo Sergio Piccinini, direttore del Centro ricerche produzioni animali: “Se impiegassimo a dovere i rifiuti organici, gli scarti agricoli, le deiezioni animali provenienti dagli allevamenti e i fanghi provenienti dalla depurazione delle acque, potremmo produrre 20 TWh elettrici l’anno, l’equivalente di tre centrali nucleari. Ma in tempi brevi, a costi bassi e senza impatti sull’ambiente”.

Attualmente, il biometano è molto utilizzato in Nord Europa, in Paesi come Germania e Svezia, anche per i trasporti. “Il biometano – ha spiegato Piccinini – si ottiene dal biogas depurandolo della percentuale di anidride carbonica che contiene, e viene impiegato soprattutto per autotrazione, in particolare in Svezia, dove rappresenta il 50 per cento di tutto il metano per veicoli venduto ai distributori. In Italia invece, dove circolano quasi 600mila vetture a metano su 1,2 milioni immatricolate in Europa, praticamente non è utilizzato”.
In generale, nel Belpaese, tutto il settore del biogas è pesantemente sottoutilizzato rispetto alle sue possibilità, ha osservato Piccinini. In totale abbiamo 401 impianti di cui 235 utilizzano scarti agricoli e di allevamento per la produzione di questa preziosa fonte rinnovabile e circa 130 sfruttano invece i rifiuti organici da raccolta differenziata. Ma soltanto 2 milioni di tonnellate l’anno di questi scarti vengono raccolti in modo selettivo, su circa 8,5 prodotti.
Lo sviluppo della raccolta differenziata dunque servirebbe anche a produrre energia pulita oltre che a togliere le città dal degrado. Ma ancora troppi Comuni italiani non sono attrezzati a farlo.

(fonte: Zeroemission.tv)
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Rinnovabili: ritirato l'emendamento di riduzione delle incentivazioni all'energia pulita

L’emendamento governativo alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi ostacoli economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è stato ritirato (Qualenergia - Governo contro le rinnovabili in un'Italia senza "rete"), come era stato richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste firmatarie di un documento congiunto sottoscritto solo tre giorni fa.

L’emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, insostenibile per un’equa remunerazione degli impianti. Inoltre veniva attribuito a Terna l’insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata regione per regione.

Se la proposta di modifica al testo della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accolta, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un duro colpo, in quanto l’Italia avrebbe dovuto sostenere elevate penalità finanziarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili) definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima. Forti critiche erano venute anche da Assoelettrica che accusa l’emendamento di mettere vincoli ingiustificati ad un settore che invece, come afferma il suo vicepresidente Massimo Orlandi, ha bisogno di ingenti investimenti e grandi capacità di previsione; vincoli che avrebbero portato al mancato rispetto degli obiettivi e quindi a sanzioni economiche di notevole peso”.


(fonte: KyotoClub.org)
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Clima: Da Copenaghen Legambiente chiede al Governo un accordo preciso

"Dal vertice di Copenaghen ci aspettiamo un accordo che impegni tutti i Paesi nella direzione di una forte riduzione delle emissioni di gas serra, con obiettivi precisi, interventi definiti, risorse certe. L'Italia può dare un segnale significativo in questo senso non solo ribadendo l'impegno già vincolante fissato a livello europeo al 2020, in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di sviluppo delle rinnovabili, ma soprattutto dando risposta ai problemi che, nel nostro Paese, impediscono ancora la realizzazione di questa prospettiva".

Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente non ha dubbi sul ruolo che l'Italia e l'Europa debbano giocare nel prossimo summit danese sul clima. "Chiediamo al Governo un intervento immediato per superare la complicata situazione, denunciata da aziende e associazioni delle rinnovabili, che riguarda in particolare il quadro delle regole, l'incertezza sugli incentivi, i ritardi nella definizione degli obiettivi di sviluppo".

Ecco, punto per punto, le richieste e le proposte di Legambiente:

  • Il caos delle regole. Situazione a dir poco confusa, per i progetti degli impianti da fonti rinnovabili in Italia, in tema di riferimenti normativi e per l'iter di approvazione: non esistono regole nazionali perché non sono mai state ratificate le Linee Guida per l'approvazione dei progetti previste dal Dpr 387/2003. A complicare ancora di più il quadro è sopraggiunta una sentenza (166/2009 della Corte Costituzionale) che, di fatto, ha fatto saltare tutte le regole regionali. La Corte ha infatti ribadito, dando torto alla Regione Basilicata, che non e' consentito agli enti regionali, di provvedere autonomamente all'individuazione di criteri per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti da fonti rinnovabili. Compito che invece spetta al Ministero dello Sviluppo economico di concerto con i Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali ai sensi del Dpr 387/2003.

Ma il conflitto istituzionale in corso tra poteri delle Regioni e dello Stato rappresenta evidentemente un problema enorme sulla strada delle rinnovabili. Legambiente chiede quindi al Governo di presentare finalmente una proposta di Linee Guida nazionali condivisa dai tre Ministri per l'approvazione dei progetti da fonti rinnovabili in Conferenza Unificata Stato-Regioni, in modo da chiarire obiettivi e regole. Occorre superare al più presto la situazione di caos che impedisce di portare avanti in modo equilibrato e trasparente i progetti eolici, solari, da biomasse, idroelettrici e geotermici nel nostro Paese.

  • L'incertezza sugli incentivi. Nessun segnale da parte del Governo rispetto al futuro degli incentivi per il solare. Di fatto esiste una situazione di indeterminatezza rispetto alle detrazioni fiscali che riguardano il solare termico e il risparmio energetico. La possibilità di usufruire di uno sconto del 55%, che ha prodotto straordinari risultati in termini di spinta agli investimenti (nel 2007 e 2008 ha determinato 250mila investimenti per circa 3,8miliardi di Euro) e di risparmio energetico per le famiglie, ha infatti un futuro ancora oscuro. Il Governo, che già lo scorso anno aveva proposto di ridimensionare gli incentivi - e fu costretto a un rapido dietrofront dalle proteste provenienti da più parti - non solo non ha ancora chiarito se questo provvedimento andrà oltre la scadenza prevista nel 2010 ma non ha nemmeno individuato la copertura nella Legge Finanziaria in corso di approvazione delle risorse necessarie per quest'anno, rinviando tutto a un successivo provvedimento legato ai fondi provenienti dallo scudo fiscale che dovranno servire a individuare una copertura completa o parziale persino per quest'anno. Stessa indeterminatezza per quanto riguarda il futuro degli incentivi per il solare fotovoltaico (che hanno rappresentato uno straordinario volano di sviluppo per questa tecnologia col passaggio da poche decine di MW installati ai circa 700 attuali) che scadono alla fine del prossimo anno.

Legambiente chiede al Governo di dare indicazioni certe al settore, prorogando fino al 2014 gli incentivi del 55% e presentando una proposta per continuare il sistema in conto energia per il solare fotovoltaico che sia capace di mantenere elevato il livello di investimenti e interventi, orientando gli incentivi in modo da ridurli progressivamente, premiando gli impianti integrati in edilizia.

  • Il ritardo nella definizione degli obiettivi. L'Unione Europea ha già fissato i propri obiettivi vincolanti al 2020 per lo sviluppo delle rinnovabili e stabilito gli strumenti che dovranno accompagnare questo processo. La prima scadenza è al 30 giugno 2010, quando ogni Paese dovrà presentare il piano d'azione nazionale per raggiungere l'obiettivo del 17% del consumo finale lordo con fonti rinnovabili al 2020. Del piano italiano, al momento, non si ha notizia. E siamo già in ritardo di diversi mesi rispetto a quanto il Governo si era impegnato a fare con la Legge 13/2009, per definire la ripartizione della quota minima di incremento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili tra Regioni e Province autonome in modo da raggiungere l'obiettivo del 17%. Con uno o più decreti si dovevano fissare, inoltre, gli obiettivi intermedi al 2012, 2014, 2016, 2018, calcolati coerentemente con gli obiettivi nazionali, ma anche le modalità con cui il Governo avrebbe esercitato il suo potere sostitutivo in caso di inadempienza delle Regioni. Purtroppo i termini fissati dalla Legge 13/2009 erano di 90 giorni a partire dall'entrata in vigore del provvedimento (pubblicato in G.U. il 28 febbraio 2009).

Legambiente chiede al Governo di presentare quanto prima i provvedimenti per la ripartizione degli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili nelle Regioni e di aprire un confronto pubblico che coinvolga Regioni e Ministeri per la definizione del piano d'azione nazionale per raggiungere l'obiettivo nazionale al 2020.

"Dare certezza alla prospettiva delle rinnovabili nel nostro Paese è una priorità nell'interesse dei cittadini, delle imprese e dell'ambiente - ha dichiarato Edoardo Zanchini - Ci aspettiamo che il Governo si presenti al vertice di Copenaghen forte dell'aver finalmente dato risposta ai problemi dello sviluppo delle rinnovabili, magari anche per smentire il fatto che tra i tanti danni che il nucleare sta già facendo ci sia anche quello di aver distratto l'attenzione dagli interventi veramente utili per il nostro Paese".

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29 novembre 2009

Orsi Polari Volanti: la nuova campagna contro il cambiamento climatico di Plane Stupid

Plane Stupid ha lanciato la nuova campagna per il sociale con l'intento di puntare l'obiettivo sul cambiamento climatico nel mondo generato dal traffico aereo. Plane Stupid è un’organizzazione britannica che attribuisce al traffico aereo la gran parte dei cambiamenti climatici globali. Lo spot ha suscitato immediatamente molto clamore, tanto che è stato inviato un esposto all’Advertising Standards Authority.


video

http://www.planestupid.com/
(Fonte: juliusdesign.net)
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Energia da Fusione Nucleare: 30 milioni di anni energia senza le scorie! Perchè investire sulla pericolosa Fissione?

Perchè i Governi del Mondo (in prima fila il Governo Berlusconi) continuano ad investire enormi quantità di denaro sulla fissione nucleare? Per intenderci la reazione nucleare che produce quelle scomode scorie ed è responsabile di quella pericolosa radioattività... senza parlare poi del fatto che l'autonomia di uranio che rimane sulla terra è al massimo di ottanta anni... un nucleare da stupidi potremmo sintentizzare. Non sarebbe più intelligente pensare al raggiungimento di obiettivi seri e più a lungo termine perserverando sulla strada della Fusione?
A HTE-hi.tech.expo,
evento che si è tenuto nella appena trascorsa a Milano, un convegno ha fatto il punto sugli esperimenti internazionali che entro qualche decennio permetteranno di ottenere energia dall’atomo senza il grave problema delle scorie. Molto seguiti anche gli appuntamenti dedicati alle tecnologie della visione e al vetro per applicazioni nel campo dell’energia solare
"Abbiamo materiali per ricavare energia da fusione per 30 milioni di anni ai consumi attuali", ha detto Francesco Romanelli dell’ENEA, che oggi è alla guida del JET (Joint European Torus), il più grande reattore sperimentale a fusione nucleare al mondo,che si trova presso il "Culham Science Center" (nei pressi di Oxford), in Gran Bretagna.
Romanelli - che ha partecipato alla giornata di convegni che HTE-hi.tech.expo 2009 (la fiera internazionale della scienza, della ricerca e delle tecnologie avanzate che si conclude oggi a Fiera Milano Rho) ha dedicato al tema della fusione nucleare - si è inoltre dichiarato estremamente fiducioso sulla prosecuzione dell’esperimento, su cui sono attualmente impegnati 350 scienziati che provengono da tutti i laboratori europei, più 100 collaboratori che arrivano da Stati Uniti, Federazione Russa e, in misura minore, da Cina, Giappone e Corea del Sud.
"La fusione è una fonte di energia di grande interesse, perché è al tempo stesso diffusa e illimitata", ha aggiunto Romanelli. "I materiali che verranno usati per i reattori a fusione si trovano nell’acqua del mare, per cui saranno a disposizione di tutti. La fusione, inoltre, non produce gas serra, è intrinsecamente sicura ed è rispettosa dell’ambiente". E le scorie? "La reazione primaria non produce scorie. C’è un limitato problema con l’attivazione della camera di reazione sotto il bombardamento neutronico prodotto nelle reazioni, ma con un’opportuna scelta dei materiali la radioattività decade in poche decine di anni e dopo cento anni tutti i materiali possono essere riciclati in un nuovo reattore".
Interrogato sull’andamento degli esperimenti, lo scienziato italiano ha poi precisato che "il Joint European Torus, costruito alla fine degli anni 70, ha iniziato a operare all’inizio del decennio successivo e ha dimostrato la possibilità di produrrei energia alla fine degli anni 90, con la produzione di circa 16 MW di potenza da fusione a fronte di circa 25 mw di potenza necessaria per tenere il gas di reagenti a elevate temperature".
Parlando poi del progetto ITER, il cui obiettivo ė la dimostrazione scientifica e tecnologica della produzione di energia basata sulla fusione termonucleare controllata, Romanelli ha detto che "l’International Thermonuclear Experimental Reactor è stato progettato prevalentemente sulla base dei risultati di JET ed è sostanzialmente un JET di dimensioni due volte maggiori. Ma sia la forma della configurazione magnetica sia le soluzioni tecniche che verranno utilizzate in ITER sono state decise sulla base dei risultati dell’esperimento in corso in Gran Bretagna".
"Per quanto riguarda JET", ha poi proseguito Romanelli, "abbiamo appena iniziato uno shut down di circa un anno per il rimpiazzo delle componenti interne alla camera di reazione con componenti prodotte con gli stessi materiali che verranno utilizzati su Iter: berillio per la parte principale della camera da vuoto e tungsteno per le componenti che debbono sopportare gli elevati carichi termici che provengono dal gas di reagenti. Se, come pensiamo, l’esperimento di JET avrà successo, potremmo accelerare la costruzione di ITER introducendo nel nuovo reattore (che verrà edificato a Cadarache, nel Sud della Francia, da un consorzio formato da Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti, India e Corea del Sud) questi materiali in una fase precedente rispetto a quella in cui è attualmente prevista, risparmiando soldi e consentendo l’accelerazione degli studi sulla fusione".
"Naturalmente l’obiettivo di ITER sarà più ambizioso di quello di JET", ha precisato Maurizio Gasparotto, chief engineer di Fusion for Energy, un altro dei relatori delle sessioni congressuali di HTE dedicate alla fusione nucleare. "Mentre JET è arrivato in prossimità del pareggio di energia, ITER dovrà dimostrare di poter produrre dieci immettendo uno. L’Unione Europea, nel suo programma strategico, prevede dopo ITER la costruzione di un reattore (DEMO) che dovrà dimostrare anche la convenienza economica, l’affidabilità e la disponibilità di un reattore a fusione. Si prevede che la costruzione di DEMO inizerà dopo 10 anni di operatività della macchina ITER".
Ma la fusione nucleare non è stato l’unico tema affrontato oggi a HTE. Una sessione congressuale si è svolta nell’ambito di Vision World, il salone sulle tecnologie della visione, dell'immagine e dell'identificazione. "Il fatto che ci sia una necessità di controlli automatici sempre più accurati", ha dichiarato a margine della sessione congressuale su "Machine vision: tecnologia e multidisciplinarietà" Marco Tausel, amministratore di Microsystems e consigliere di ANIPLA (Associazione Italiana per l’Automazione), "sta portando a un’intensa attività di integrazione tra i sistemi di automazione classica e il mondo della machine vision, ovvero dei sistemi di visione artificiale. Quindi a situazioni in cui la visione artificiale tende a focalizzarsi su problematiche di carattere industriale, in un’ottica di qualità totale del prodotto e del processo produttivo. Per implementare con successo un sistema di visione non bastano soltanto hardware e software, ma sono richieste significative competenze multidisciplinari, volte a definire la migliore illuminazione, le ottiche, la parte robotica (quindi la manipolazione), la meccanica e, last but non least, l’interfacciamento con il mondo esterno e con i sistemi informativi aziendali in un’ottica di gestione degli asset".
Al vetro per applicazioni nel campo dell’energia solare è stato poi dedicato il ciclo di incontri di Solar Glass Conference. Il vetro è uno dei principali componenti dei moduli fotovoltaici, sia in termini di quantità di materiale impiegato sia per le funzioni che le lastre svolgono, trattandosi dell’elemento trasparente che consente il passaggio della radiazione all’interno dei dispositivi, assicurando al contempo la protezione del modulo. Oggi, solo l’1% della produzione mondiale di vetro, pari a 50 milioni di metri quadrati, è destinata al mercato fotovoltaico, ma la quota potrebbe raggiungere il 4% nel 2012 per un valore di mercato che a quella data toccherà il miliardo di euro. "Le prospettive di sviluppo per l’intero settore, per quanto riguarda l’industria solare, sono davvero notevoli", spiega il Vincenzo Sglavo dell’Università di Trento, "ma occorre procedere allo sviluppo di prodotti maggiormente focalizzati per questo target di applicazioni. Migliorare le prestazioni in termini di capacità di assorbimento di una parte più ampia dello spettro solare, ridurre le dispersioni provocate dalla riflessione della luce, aumentare la resistenza meccanica e chimica, fino allo sviluppo di prodotti con nuove funzionalità, come l’antiriflettanza e l’autopulizia, sono le principali linee di ricerca che vengono perseguite. Un lavoro che interessa l’industria del vetro nel suo complesso, in quanto richiede lo sviluppo anche di nuove modalità e tecnologie di processo".
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Aper e Reef Onlus organizzano il corso di formazione per la produzione di rinnovabile solidale

Già da qualche anno APER e Reef Onlus hanno lanciato il progetto SPES (Servizio Produzione Energia Solidale) allo scopo di mettere a disposizione delle organizzazioni no-profit, che si imbattono nella necessità di coprire i consumi energetici dei progetti nei Paesi in via di Sviluppo (PVS), le conoscenze e l’esperienza della propria struttura tecnica e delle aziende associate, che quotidianamente si confrontano con le sfide della produzione di energia rinnovabile.
In quest’ottica Aper e Reef hanno ideato un corso di formazione, il cui obiettivo è di trasmettere le conoscenze di base sulle FER alle persone coinvolte, a vario titolo, in progetti umanitari nei PVS, affinché siano informate sulle reali possibilità d’utilizzo di queste fonti naturali per fornire l’energia necessaria ai tutti quei progetti che promuovono (ospedali, dispensari, pozzi acqua, illuminazione, informatizzazione, conservazione degli alimenti …).
Il corso non intende preparare quindi dei tecnici, bensì fornire ai partecipanti sufficienti informazioni per consentire una prima valutazione delle risorse presenti sul territorio, dei consumi energetici da soddisfare e delle principali soluzioni tecnologiche disponibili, anche in base alle caratteristiche e ai limiti operativi di ciascuna fonte.

Ulteriori informazioni è possibile trovarle sul sito APER: www.aper.it.
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Fotovoltaico: 350 edifici delle Ater del Lazio per il progetto 'Energia dai Tetti'

Su oltre 350 edifici dell'Ater saranno presto istallati pannelli fotovoltaici e partiranno lavori di manutenzione straordinaria. A stabilirlo è un accordo di collaborazione fra la Regione Lazio e le Aziende territoriali per l'edilizia residenziale per la realizzazione del programma "Energia dai tetti" previsto dalla Delibera di Giunta Regionale n.831 approvata il 3 novembre 2009 su proposta dell'assessore alle Politiche della Casa Mario Di Carlo di concerto con l'assessore all'Ambiente e alla Cooperazione fra i popoli Filiberto Zaratti.
Il Programma "Energia dai tetti" prevede per la prima volta in Italia un intervento integrato di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico delle coperture di edifici delle Ater del Lazio ed installazione e gestione di pannelli fotovoltaici.

"Dopo aver dato grande attenzione alla bioedilizia nel Piano Casa abbiamo pensato di sfruttare questa occasione per dimostrare ancora una volta come le politiche per la tutela dell'ambiente e la riduzione delle emissioni possano combinarsi perfettamente agli investimenti e provvedimenti pubblici finalizzati a valorizzare il patrimonio edilizio e a favorire la ripresa economica."- dichiara l'assessore alle Politiche della Casa Mario Di Carlo - "Grazie a questo progetto realizzeremo un intervento di manutenzione straordinaria, nel senso proprio del termine straordinario, che coinvolgerà oltre 350 edifici, per una superficie di 64.000 mq, per i quali abbiamo attivato risorse per oltre 22 milioni di euro, 15 dei quali stanziati dall'assessorato alla Casa e 7 dall'assessorato all'Ambiente. Grazie all'ottimo lavoro svolto dal tavolo tecnico che ha messo a punto il programma è stata poi introdotta una procedura nuova, conveniente per tutti i soggetti interessati, sia in termini ecologici che economici. Conveniente per l'amministrazione, che affida ai concessionari la gestione ed il mantenimento in efficienza delle coperture interessate, per gli inquilini, che potranno vivere in edifici più sicuri e cominceranno gradualmente a risparmiare sulle spese condominiali ed elettriche, per i privati, che potranno concorrere a collocare nuovi impianti grazie ad incentivi rilevanti e, soprattutto, per il Lazio che vedrà ridotte notevolmente le proprie emissioni dalla presenza di pannelli solari che presto copriranno una superficie pari a quasi dieci volte il campo dell'Olimpico dove fino a poco tempo nessuno avrebbe nemmeno immaginato potessero sorgere."

"Installare i pannelli fotovoltaici sui tetti delle case Ater è un'azione che si inserisce in maniera organica nelle politiche ambientali della Regione e che abbiamo sviluppato negli ultimi cinque anni. Come assessorato all'Ambiente abbiamo finanziato il progetto con sette milioni di euro che copriranno in maniera totale il tetto massimo del 20% al di sopra del quale si perde il contributo del Conto Energia. - afferma Filiberto Zaratti, assessore all'Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio - Queste risorse attiveranno fondi privati per 28 milioni di euro. L'obiettivo è l'installazione di pannelli Fotovoltaici per circa 64.000 mq, corrispondente ad un numero di edifici di circa 350, per una potenza di circa 6,4 MWp che produrranno 8 milioni di kWh, pari ai consumi annui di una cittadina di 10.000 abitanti. Con questa produzione di elettricità da fotovoltaico, inoltre, si ridurranno le emissioni di gas serra di almeno 4.200 tonnellate. Questo intervento, inoltre, dimostra che il settore pubblico può essere virtuoso sia sotto al profilo ambientale, sia dal punto di vista sociale, poiché unisce in un'unica azione la riqualificazione edilizia degli edifici pubblici, con la tutela dell'ambiente".

Per la realizzazione di tale programma la Regione Lazio ha disposto finanziamenti per complessivi 22 milioni di euro, dei quali circa 15 milioni di euro destinati alla progettazione e realizzazione degli interventi di manutenzione ed efficentamento e circa 7 milioni di euro per coprire fino ad un massimo del 20% le spese di installazione, sulle coperture interessate, di pannelli fotovoltaici (5,2 milioni per le Ater del Lazio ed 1,8 per l'Ater del Comune di Roma). Attraverso questa particolare modalità di contributo regionale saranno attivate risorse private per ulteriori 20,8 milioni di euro per la realizzazione dei pannelli. Gli interventi integrati saranno realizzati da concessionari ai quali sarà affidata attraverso gara sia la realizzazione che la gestione. In tal modo si prevede un investimento complessivo nella Regione, escluso il Comune di Roma, di oltre 26 milioni di euro nel solo settore delle rinnovabili.
Il Progetto prevede l'assistenza tecnico scientifica del "Dipartimento di Innovazione Tecnologica nell'Architettura e Cultura dell'Ambiente" dell'Università La Sapienza al fine di garantire la realizzazione di interventi in linea con le più moderne tecnologie per lo sviluppo sostenibile.
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26 novembre 2009

Clima: la Cina presenta il piano di taglio della CO2

La Cina ha presentato oggi il suo primo piano per contenere le emissioni responsabili dell'effetto serra, stilando una lista di obbiettivi che i premier cinese Wen Jibao porterà ai colloqui internazionali su un nuovo patto per il clima il mese prossimo a Copenaghen. La Cina, Paese al primo posto nell'emissione di gas da attività umane che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, si ripropone di ridurre l'anidride carbonica emessa da ogni unità del prodotto interno lordo dal 40 al 45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Xinhua citando il Consiglio di Stato.

"Questa è un'iniziativa volontaria intrapresa dal governo cinese in base alle sue proprie condizioni nazionali ed è un grosso contributo allo sforzo globale per contrastare i cambiamenti climatici" ha detto ancora l'agenzia citando il Consiglio.

L'obbiettivo indicato è in linea con quanto previsto dagli esperti. Un deciso impegno da parte della Cina rafforzerà probabilmente gli sforzi per raggiungere un accordo al vertice previsto per il mese prossimo in Danimarca. Al quale parteciperà il premier Wen, come annunciato oggi da un portavoce del ministero degli Esteri.

La sua partecipazione al vertice "dimostra l'importanza che il governo cinese attribuisce al tema, e dimostra che il governo cinese è deciso a collaborare con la con la comunità internazionale", ha detto il portavoce. I negoziati dovrebbero concludersi entro il 18 dicembre. le trattative sinora hanno conosciuto un lungo stallo a causa dei contrasti fra Paesi ricchi e in via di sviluppo su chi, e quanto, debba ridurre le emissioni. E a chi tocchi pagare.

(fonte: Reuters)

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Vendola finanzia la ricerca: Borse di Studio per dottorandi pugliesi

Con Determina dirigenziale n. 1516 del 25 novembre gli Uffici dell’Assessorato alla fp hanno varato un bando pubblico finalizzato a finanziare le borse di studio post laurea per attività di specializzazione e in particolare quella ricerca che si svolge attraverso la frequenza di corsi al termine dei quali si consegue il titolo di “dottore di ricerca” come indica la legge 210/98.
La Regione, quindi, concede borse di studio per incentivare la frequenza dei corsi attivati dalle Università pugliesi pubbliche e private (riconosciute dall’ordinamento nazionale) finalizzati al conseguimento del titolo. Potranno presentare domanda all’Assessorato entro il prossimo 18 dicembre coloro che stanno svolgendo un corso per il conseguimento del titolo dottore di ricerca e non hanno ancora discusso la tesi finale.
L’importo della borsa è di 40.915 euro al lordo delle ritenute fiscali e contributive e sarà liquidato in due tranche, un anticipo del 60% alla presentazione della richiesta documentata ed il restante saldo con l’attestazione del conseguimento del titolo.
Il finanziamento complessivo è di 17 mln di euro ed ulteriori risorse potranno essere destinate successivamente all’approvazione della legge di bilancio.
“Dopo il finanziamento con 11 mln di borse per 220 ricercatori nei 16 laboratori pubblici” –ha dichiarato l’Assessore alla fp, Losappio- “con questo provvedimento, rilevante per l’importo (ulteriormente estendibile) e per la sua tipologia formativa, la Regione continua nell’incentivazione dell’alta formazione utilizzando parte dei fondi europei per consentire ai dottorandi di frequentare un corso post laurea di grande livello senza oneri finanziari per le famiglie. Si cerca così di evitare la fuga dei migliori “cervelli” della nostra Regione e di sopperire alle difficoltà economiche del sistema universitario messo alle corde dai tagli e dalle politiche del Ministro Gelmini e del Governo Nazionale. Nel complesso la nostra attenzione verso la scuola è avvalorata da fatti, atti e impegni mantenuti che vanno dal provvedimento “Diritti a scuola” a quello dell’Obbligo Formativo, dalle borse per i dottorandi alla prossima e terza edizione di “Ritorno al futuro”. Nella storia della Regione nessun Governo si è mai neppure avvicinato a questo impegno così rilevante e determinante voluto dal Presidente Vendola”.
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Toscana: Apre a Dicembre il Bioc@fè, il locale alternativo che promuove la sostenibilità

Sabato 5 dicembre a Lucignano sarà aperto un nuovo locale alternativo promosso dall’Associazione sociale Free Tuscany con lo scopo di promuovere prodotti sostenibili e spingere una nuova filosofia di vita in cui lo svago acquista una più moderna accezione culturale. L'associazione che da anni mira ad educare sul tema della sostenibilità, questa volta ci propone un’innovazione sostenibile del tutto fuori dai canoni puntando sull'idea di locale come luogo di svago e divertimento. Il Bioc@fè, questo il nome del pub solidale, distribuirà tessere socio gratuite che permetteranno agli utenti di bere e mangiare (l'aperitivo sarà il momento culminante) in perfetto stile sostenibile. Inoltre, sarà possibile acquistare i prodotti esposti e partecipare, ed è questa la vera innovazione, agli acquisti collettivi settimanali, risparmiando attraverso la spesa solidale. Il nuovissimo Bioc@fè sarà provvisto di un internet-social network point a disposizone dei clienti-soci tramite wireless permettendo un’apertura mentale anche interattiva verso questo tema tanto attuale. Il presidente Fabrizio Pierini ha così commentato l’iniziativa: “siamo partiti aprendo un tavolo di lavoro, secondo i principi descritti nella carta d’intenti del Distretto di Economia Solidale, elaborando il percorso di progetto. Il nostro punto di partenza per lo sviluppo dell’idea è stata la persona, punto di forza del benessere e di un nuovissimo Bio Style. L’innovazione di Biocafè è il nuovo ruole dell’utente che diviene protagonista attivo della nostra community. Il nostro impegno dovrà essere quello di promuovere ed offrire nel locale, anche tramite gli acquisti collettivi, prodotti di qualità, riconosciuti eccellenti che contribuiscano ad un’alimentazione sana perchè realizzati nel rispetto delle regole e certificati. Nostro ultimo intento, ma non meno importante, sarà quello di proporre un luogo di svago diverso, per passare momenti piacevoli all’insegna del sostenibile.”

http://www.biocafe.it
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Piano Casa Lombardia: per fine 2009 finanziati interventi per 374,7 mln di euro

Entro la fine dell'anno Regione Lombardia avrà finanziato programmi e interventi per rispondere al bisogno abitativo con 374,7 milioni di euro, di cui circa 42 provenienti dal Piano casa nazionale. Sono questi i numeri del Piano Casa Lombardia 2009 presentato ieri dal presidente Roberto Formigoni e dall'assessore alla Casa e Opere Pubbliche, Mario Scotti.I provvedimenti completano il quadro della programmazione annuale, prevista dal Piano Regionale per l'Edilizia Residenziale pubblica (Prerp) 2007-2009, già approvato dal Consiglio regionale, che ha una dotazione complessiva di 653 milioni di euro.

"Siamo andati ben aldilà di quanto avevamo previsto - ha spiegato il presidente Formigoni - riuscendo così a portare il Piano da 316 a oltre 374 milioni di euro. Si tratta di uno sforzo importante che testimonia che stiamo rispondendo bene alle situazioni di bisogno. Contemporaneamente prosegue la gestione razionale del patrimonio delle Aler".

Il "pacchetto casa" 2009 risulta dunque così articolato:

- 123,1 milioni per il Fondo sostegno affitti: 59,7 sono già stati distribuiti a 70.000 famiglie come contributo per il 2008. Gli altri 63,4 sono stati stanziati per il 2009 e saranno liquidati a partire dal prossimo 1 gennaio. Ne beneficeranno circa 60.000 famiglie. Anche per l'anno in corso Regione Lombardia è riuscita a recuperare più risorse di quante stanziate inizialmente (51 milioni) così da garantire un sostegno addirittura più significativo di quello degli anni precedenti.

- 29,1 milioni per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa: ne potranno beneficiare 4.850 famiglie e giovani coppie. Di queste, 2.300 stanno ricevendo proprio in questi giorni il contributo.

- 51 milioni per 600 nuove case a canone sociale, moderato e in proprietà differita (riscatto dopo un certo numero di anni di affitto).

- 11 milioni per la riqualificazione di quartieri degradati: 5 milioni per il Residence Prealpino di Bovezzo (Brescia) e 6 milioni per il quartiere Feltrinelli a Milano.

- 53 milioni per completare la riqualificazione di 780 alloggi in varie province lombarde. Sono già state approvate le proposte di 15 Comuni.

- 42 milioni del Piano Casa Nazionale per realizzare, attraverso Comuni e Aler, almeno 500 nuovi alloggi.

- 65,5 milioni per il secondo Programma regionale "Contratti di quartiere".

FONDO SOSTEGNO AFFITTI (FSA) - 70.000 le famiglie che hanno beneficiato per il 2008 di un contributo che, a seconda del reddito Isee/Fsa del richiedente, ha coperto dal 23% al 50% del canone mensile di locazione. Vale e dire che, a seconda delle classi di appartenenza, i contributi annuali sono variati da un minimo di 250 e un massimo di 1.800 euro, determinati in funzione del canone di locazione, della situazione socio economica, dell'entità delle domande presentate e delle risorse finanziarie disponibili.

Novità importanti riguardano invece il provvedimento per l'anno in corso. E' stato infatti aumentato del 30% il contributo annuale che riceveranno le famiglie che hanno un reddito Isee/fsa inferiore a 9.800 euro. Per una famiglia di 3 persone significa avere un reddito lordo annuo di 20.000 euro, per una di 4 vuol dire oltre 24.000. In sostanza, quindi, coloro che rientrano in questa categoria riceveranno in media 1.700 euro circa contro i 1.400 in media percepiti nel 2008. Anche chi presenta un reddito Isee/Fsa che eccede i 9.800 euro potrà beneficiare di un contributo più sostanzioso.

Se infatti nel 2008, in media, ha percepito circa 250 euro, quest'anno ne riceverà il doppio, cioè 500. I fondi, che saranno ripartiti all'inizio del prossimo anno, saranno dunque compresi fra un minimo di 500 euro e un massimo di 2500.

ACQUISTO O RISTRUTTURAZIONE PRIMA CASA - Ne beneficeranno 4.850 famiglie. Di queste, 2.300 proprio in questi giorni stanno iniziando a ricevere il contributo. Importanti novità hanno riguardato il nono bando, che ha previsto l'assegnazione di un contributo di 6.000 euro, una tantum a fondo perduto, per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa.

I destinatari sono tutte le tipologie di famiglie previste dalla legge regionale sulla famiglia (23/1999), vale a dire le giovani coppie (quelle sposate dopo l'1 gennaio 2007 o che si sposeranno entro il 28 febbraio 2010, i cui componenti non abbiano compiuto 40 anni alla data di presentazione della domanda), le gestanti sole (donne gravide del primo figlio che siano nubili o prive del coniuge per separazione legale senza convivenza, divorzio o decesso), i genitori soli con uno o più figli minori a carico e i nuclei famigliari con almeno tre figli, che presentino un reddito Isee non superiore a 35.000 euro (lo scorso limite era 30.000).

ALLOGGI A CANONE SOCIALE E MODERATO E CON PATTO DI FUTURA VENDITA - Regione Lombardia cofinanzia con 51 milioni di euro interventi di costruzione di nuove unità abitative che si concludano in tempi brevi (massimo 36 mesi) da destinare a famiglie che hanno i requisiti per poter accedere all'assegnazione di un alloggio a canone sociale e/o moderato o in locazione con patto di futura vendita.

Sono state ammesse al bando pubblicato ad aprile 31 domande di operatori sia pubblici sia privati in grado di avviare i lavori in tempi brevi (dicembre 2009 per realizzazione diretta delle opere da parte del soggetto proponente, marzo 2010 in caso di affidamento dei lavori con procedura d'appalto). Si prevede si possano realizzare circa 610 unità abitative, 363 a canone sociale, 198 a canone moderato a 47 con patto di futura vendita.

PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO - Il programma prevede lo stanziamento di 53 milioni di euro per ristrutturare il patrimonio esistente o realizzare complessivamente circa 780 alloggi (613 a canone sociale, 123 a canone moderato, 12 camere doppie in locazione temporanea e 30 in proprietà differita), migliorando la dotazione infrastrutturale.

Sono state approvate 15 proposte: tra i Comuni con più di 15.000 abitanti, Milano, Brescia, Carate Brianza (Mb), Cremona, Mantova, Montichiari (Bs) e Rho; tra quelli con meno di 15.000 abitanti, Broni (Pv), Carnate (Mi), Cardano al Campo (Va), Lonato del Garda, Pozzolengo, Quinzano d'Oglio, Rudiano (tutte in provincia di Brescia) e Vimodrone (Mi).

RESIDENCE PREALPINO DI BOVEZZO - Regione Lombardia sottoscriverà venerdì prossimo con i Comuni di Brescia e Bovezzo e l'Aler di Brescia l'Accordo di programma che prevede la demolizione del Residence Prealpino e la ricostruzione di un complesso di edilizia residenziale da 48 alloggi, di cui 36 a canone sociale e 12 a canone moderato.

Il programma ha l'obiettivo di garantire un adeguato mix sociale e di rispondere concretamente al fabbisogno pregresso di alloggi del Comune di Brescia e del suo hinterland. Entro gennaio 2010 verranno terminati gli espropri e, a partire da luglio 2010, inizieranno i lavori di demolizione e ricostruzione del complesso che si concluderanno nel giro di due anni.

QUARTIERE FELTRINELLI - Una delibera della Giunta regionale ha previsto lo stanziamento di 6 milioni di euro per eliminare l'amianto dagli edifici.

SECONDO PROGRAMMA CONTRATTI DI QUARTIERE - Regione Lombardia ha stanziato 65,5 milioni di euro per riqualificare i quartieri urbani degradati attraverso politiche integrate di intervento che metteranno a nuovo 1.043 alloggi (707 a canone sociale, 207 a canone moderato, 129 in locazione temporanea).

Ne beneficeranno i Comuni di Monza (17,5 milioni), Bergamo (3 milioni), Sesto San Giovanni (6,2 milioni), Cormano (7 milioni), Brescia (13,3 milioni), Bollate (9,5 milioni) e Seregno (4,8 milioni).

PIANO CASA NAZIONALE - Alla Lombardia spettano circa 42 milioni di euro (dei 200 stanziati dallo Stato) che serviranno a Comuni e Aler per realizzare 500 alloggi nelle province lombarde. Riferendosi proprio a quest'ultimo punto, l'assessore Scotti ha sottolineato come sia stato possibile ricevere 1/5 dei fondi messi a disposizione dal Governo "proprio perché la Lombardia non si è fatta trovare impreparata, anzi.

Siamo stati la prima regione a far approvare i progetti dal Provveditorato per le Opere Pubbliche. Pensiamo di poter fare ancora meglio tanto è vero che abbiamo già pronti nuovi interventi, già validati dallo stesso Provveditorato, per 79 milioni di euro".

Formigoni ha anche assicurato che anche "l'anno prossimo si andrà avanti su questa strada", puntando in particolare su questi tre punti:

1) - i fondi immobiliari statali (1 miliardo di euro): "Regione Lombardia ha una quota di accesso del 16%, ma contiamo di arrivare presto a 200 milioni";
2) - la partnership con il privato e il Terzo Settore, "che già sta funzionando, e quindi incentiveremo le iniziative che nascono dal basso in una vera ottica sussidiaria";
3) il mix abitativo, "realizzando sempre più quartieri che non siano ghetti o di lusso, ma espressione di diverse tipologie abitative".

"Anche chi non riesce a comprare casa - ha concluso Formigoni - non sarà lasciato solo, ma aiutato in tutti i modi possibili".

(fonte: Regione Lombardia)

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Studio EpiAir sull'inquinamento nelle città: E' emergenza nazionale

“E’ un’emergenza nazionale aggravata dal fatto che ancora oggi nessuna città riesce a rispettare i limiti di legge relativi a PM10, NO2 e ozono, né esistono amministrazioni capaci di prendere provvedimenti seri per ridurre la principale causa di inquinamento in città, il traffico”.

Così Legambiente commenta lo studio EpiAir sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici (PM10, NO2 e ozono) rilevati nel periodo 2001-2005 in 10 città italiane. “Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico, in particolare del PM10, gli ossidi di azoto e l’ozono, sono ormai noti e lo studio EpiAir ne è un’ulteriore conferma – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - . Oggi esistono numerosi strumenti che i sindaci possono attuare per sviluppare un trasporto pubblico efficiente, differenziato e competitivo con il mezzo privato, come esistono le modalità già attivate da molte città europee per raggiungere questo traguardo. Manca dunque soprattutto il coraggio delle amministrazioni di intraprendere scelte concrete in tal senso, come manca l’impegno concreto da parte del Governo centrale. Attualmente gli investimenti maggiori nel settore delle infrastrutture e dei trasporti sono, infatti, prevalentemente destinati a supportare grandi opere, piuttosto che a intervenire a favore della mobilità urbana. Ma sono proprio le aree urbane e le grandi aree metropolitane, come abbiamo visto, a denunciare i più elevati livelli di pressione ambientale e di congestione da traffico, ed è in questa direzione che occorre orientare una quota significativa dei nuovi investimenti”.


(fonte: Legambiente.eu)

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Clima/ Europarlamento chiede 30 miliardi di euro all’anno per i Paesi in via di sviluppo al 2020

“La risoluzione rafforza finalmente la posizione negoziale dell’Unione europea nel suo punto debole - il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo – e garantisce all’Europa quell’autorità necessaria a pretendere da Stati Uniti e Cina impegni comparabili, indispensabili a creare le condizioni per un accordo politico vincolante, in grado di mettere a punto gli strumenti per affrontare e vincere la crisi climatica che minaccia il Pianeta”.

Così Legambiente ha commentato la richiesta del Parlamento europeo di un contributo collettivo dell'Ue agli sforzi di riduzione delle emissioni di gas serra e di adattamento al cambio climatico nei Paesi in via di sviluppo con una cifra non inferiore a 30 miliardi di euro l'anno entro il 2020. “Per lavorare al successo della conferenza sul Clima – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - l’Europarlamento chiede ai governi europei di rilanciare e mettere sul tavolo negoziale la proposta di un contributo europeo di 30 miliardi di euro annui entro il 2020 sui 100 miliardi complessivi del sostegno pubblico internazionale necessario. Una scelta che, di fatto, costituisce un adeguato e fondamentale impegno finanziario dei governi occidentali, da portare avanti a Copenaghen, per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad attuare strategie ambiziose di mitigazione e adattamento, sia nel medio-lungo periodo che a breve termine, per il quale saranno necessari 10 miliardi l’anno per il periodo 2010-2012. Ma non solo. Dietro questa scelta, infatti, c’è anche il ragionevole tentativo di sbloccare l’impasse negoziale in corso, visti gli stretti margini di manovra dell’Amministrazione Obama e l’attendismo cinese, dopo la disponibilità a ‘riduzioni considerevoli’ delle emissioni entro il 2020 annunciata dal presidente Hu Jintao lo scorso settembre”.


(Fonte: Legambiente)

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Privatizzazione Acqua / Prestigiacomo: non serve l'Authority per l'acqua

«Il decreto Ronchi non privatizza l’acqua, ma attribuisce all’acqua un valore che va riconosciuto». Lo afferma il Ministro Prestigiacomo che intervenendo sulle polemiche sorte sul decreto rileva che «viene confermata la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche che sono un bene che va tutelato, evitando in primo luogo gli sprechi che fanno perdere il 50% dell’acqua delle reti in Italia. Naturalmente va garantito a tutti il pieno accesso al bene-acqua, come va garantita l’equità delle tariffe».
«In relazione a questa esigenza di garanzia per i cittadini– rileva Stefania Prestigiacomo - si è discusso in questi giorni della opportunità di istituire una Authority. Io non credo affatto che serva una nuova Authority per l’acqua. La regolamentazione della qualità e del prezzo del servizio è svolta dal Ministero dell’Ambiente attraverso la CONVIRI, la Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche recentemente rinnovata. La commissione ha fra i suoi compiti quello di fissare e aggiornare i criteri con cui gli Ato devono stabilire la tariffa pagata dall’utente e di definire il contratto tipo fra Ato e gestore del servizio. Poteri che vanno semmai rafforzati per incrementare il profilo di garanzia per gli utenti».
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Regione Toscana: 13 mln di euro per il bando di edilizia popolare a consumo zero

La tre giorni all'insegna della "green economy" organizzata dalla Regione Toscana alla Fortezza da Basso di Firenze è partita dalla sostenibilità dell'edilizia. L'obiettivo per la Toscana è infatti quello di centrare la meta indicata dall'Europa: edifici a costo zero in termini energetici entro il 2019.
«L'Italia in questo momento in termini energetici è la più sprecona d'Europa - ha affermato l'assessore regionale Eugenio Baronti aprendo il Green days- Le nostre case "consumano" in media 170 kilowattora all'anno per metro quadro, in Germania, il consumo medio è di 60 kilowattora a metro quadro. E' del tutto probabile che la Germania aggancerà l'obiettivo prima di noi, ma è altrettanto evidente che dobbiamo agire fin da subito e con determinazione per una riqualificazione energetica delle nostre case. Dobbiamo ricordare - ha continuato l'assessore - che l'abitare è uno dei cardini dello sviluppo sostenibile. E dobbiamo capire che questa sfida oggi rappresenta anche una straordinaria opportunità per riprendere competitività e uscire dalla crisi, con la creazione di nuove competenze e di nuovi posti di lavoro e con la riqualificazione del sistema produttivo e dell'intero modello di sviluppo».
Un pacchetto di misure che partono da subito e una cambio di filosofia a 180 gradi per i prossimi anni: questi sono i nuovi presupposti della politica toscana sull'edilizia sostenibile.
L'obiettivo e' quello di puntare con decisione sulla sostenibilita' e agganciare la meta indicata dall'Europa: edifici a costo zero in termini energetici entro il 2019. E cosi' la Toscana ha puntato con convinzione su un doppio binario. Il primo e' costituito dalle misure straordinarie per 143 milioni di euro varate per l'edilizia popolare. Questa misura, che ha una dotazione di 13 milioni di euro, e' rivolta ai Comuni che, attraverso uno specifico bando di prossima emanazione (il bando uscira' tra dicembre e gennaio) saranno invitati a presentare progetti pilota d'eccellenza. Il secondo pilastro sul quale la Regione punta e' la nuova legge sull'edilizia sociale.

(fonte: AGI, Greenpreport)
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25 novembre 2009

Obama va a Copenaghen e propone: -17% di CO2 per il 2020, -42% per il 2030

L'annuncio che Barack Obama sara' presente al summit di Copenaghen con una proposta precisa da parte degli Stati Uniti sul taglio alle emissioni di gas serra ha riacceso gli entusiasmi sulla possibilita' che nella capitale danese si raggiunga un'intesa, perlomeno ad interim, in vista di un nuovo trattato che sostituisca il Protocollo di Kyoto. Secondo quanto anticipato da fonti dell'amministrazione Usa, Obama mettera' sul tavolo un impegno per una riduzione dei gas serra del 17% entro il 2020, 30% per il 2025 e 42% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005, numeri in linea con la legge approvata dalla Camera americana a giugno.
La Ue aveva proposto il 20% dai livelli del 1990 entro il 2020, con la possibilita' di salire al 30% in caso di accordo internazionale. Il Giappone aveva offerto il 25%, ma legandolo a specifiche condizioni, mentre la Cina aveva fatto sapere di non essere nelle condizioni di sacrificare la crescita economica in cambio di un'intesa sul clima.

Malgrado le distanze che sembrano ancora separare potenze mondiali e paesi in via di sviluppo, il numero uno delle Nazioni Unite in materia di cambiamenti climatici, Yvo De Boer, ha definito ''cruciale'' la partecipazione di Obama a Copenaghen, sottolineando che una delle questioni essenziali sara' anche quella dei fondi internazionali per sostenere i paesi piu' poveri ad affrontare la sfida della riduzione delle emissioni di gas che contribuiscono all'effetto serra.

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si augura una ''svolta'' lanciando un appello alla comunita' internazionale affinche' faccia' di piu' per ottenere un successo al vertice, che si terra' dal 7 al 17 dicembre prossimi.

''Copenaghen puo' e deve essere una svolta per la lotta globale alla riduzione delle emissioni e per la protezione della popolazione e del pianeta'', ha detto il leader dell'Onu.

DE BOER, A COPENAGHEN FISSARE TAGLI CO2. BENE PRESENZA OBAMA

Al vertice di Copenaghen e' necessario stabilire gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2020 e fissare i target per le emissioni nocive. Lo ha dichiarato il capo negoziatore delle Nazioni Unite, Yvo de Boer.

De Boer, nel corso di una conferenza stampa a Bonn, e' tornato a parlare dell'importanza di ottenere dei risultati concreti al summit che si terra' dal 7 al 18 dicembre nella capitale danese.

Il capo negoziatore ha ricordato inoltre la necessita' di aiutare i Paesi in via di sviluppo a entrare nel vivo della lotta al surriscaldamento globale. De Boer, segretario esecutivo della Convenzione quadro dell'Onu sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ha accolto con favore la notizia riguardante la decisione di Obama di presenziare il summit.

''Penso che sia fondamentale che il presidente Obama partecipi al vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici'', ha detto de Boer.

''Il mondo sta aspettando di vedere come gli Stati Uniti si faranno avanti nella riduzione delle emissioni e come contribuiranno al finanziamento internazionale per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici''.

(fonte: ASCA.it)
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Liguria: pubblicati gli atti del meeting sul paesaggio

Meeting sul paesaggio, un anno dopo. Il Dipartimento pianificazione territoriale della Regione Liguria pubblica, a dodici mesi di distanza dall'evento, gli atti del convegno tenutosi a Genova dal 13 al 15 novembre 2008.

La tutela del paesaggio è una delle competenze primarie della Regione, alla ricerca di un equilibrio tra le esigenze dello sviluppo economico e quelle di un territorio particolarmente delicato: per questo motivo la Regione è impegnata in un'azione molto articolata e differenziata. Il meeting ha rappresentato un importante occasione di confronto e di sintesi, articolata in tre momenti di approfondimento di aspetti specifici: il paesaggio ligure tra tutela e trasformazione, alle prese con pressione edilizia e abbandono (lo stato delle cose), il paesaggio rapportato a memoria, futuro e architettura (le idee), l'impegno della Regione per il paesaggio (azioni).

La pubblicazione degli atti in volume e in digitale (i file sono disponibili nelle pagine del sito dedicato al Meeting sul paesaggio, liguriapaesaggio.it) vuole testimoniare la ricchezza degli interventi e rappresentare un sunto delle espressioni tecniche, scientifiche e culturali attorno alle quali è ruotato l'evento: non risposte o soluzioni definitive ai problemi - dato che il paesaggio è in continua evoluzione - ma senza dubbio molti elementi per la conoscenza della situazione attuale del paesaggio ligure e per immaginare possibili sviluppi, grazie alla varietà di spunti che suggeriscono.

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Rifiuti: in Lombardia pasta 'alla spina' per ridurre gli imballaggi

Ridurre, riciclare, riusare e recuperare. Sono queste le quattro R suggerite dall'Unione europea e su cui si basa il Parr, cioè il "Piano di azione per la riduzione dei rifiuti in Regione Lombardia", illustrato oggi dall'assessore alle Reti, Servizi di pubblica utilità e Sviluppo sostenibile, Massimo Buscemi.

"La Lombardia - ha detto Buscemi - è la Regione più virtuosa d'Italia con il 48 % della raccolta differenziata e più in generale nello smaltimento dei rifiuti. Ma il nostro obiettivo è ridurre ulteriormente la sua produzione tant'è che abbiamo avviato una sperimentazione che si concluderà nei prossimi mesi e che riguarda proprio la riduzione dei rifiuti a cominciare dagli imballaggi e dal riutilizzo di contenitori di alimenti e dei beni di largo consumo".

Con la collaborazione con A2A è, infatti, stato avviato uno studio per la vendita "alla spina" nei supermercati lombardi dei prodotti della spesa quotidiana.

Per vendita "alla spina" si intende l'acquisto di pasta, riso, cereali, bevande e detersivi, da grandi dispenser, con appositi contenitori riutilizzabili. La sperimentazione, attualmente in atto in otto supermercati bresciani, si concluderà alla fine dell'anno. Nel 2010 saranno resi noti i risultati e si potrà poi applicare questa innovazione su tutto il territorio lombardo. Un'altra sperimentazione riguarda gli imballaggi per gli elettrodomestici.

Anche in questo caso tv, lavatrici e lavastoviglie saranno consegnati in involucri più sicuri, più resistenti e soprattutto riutilizzabili. Il Parr, che si pone l'obiettivo di ridurre i rifiuti (perché "meno se ne producono meno se ne devono smaltire"), contiene indicazioni alla portata di tutti i cittadini. Tra queste la riduzione di carta negli uffici e dei volantini pubblicitari, la vendita diretta dal produttore al consumatore e l'acquisto di alimenti e bevande nella grande distribuzione, con il sistema "alla spina" e il recupero dei materiali ingombranti.

"In Lombardia - ha aggiunto Buscemi - andiamo sempre più verso la chiusura delle discariche e a favore dei termovalorizzatori che smaltendo i rifiuti producono energia e acqua calda per i cittadini". Attualmente i termovalorizzatori in Lombardia sono 12. Un altro, da realizzare nell'hinterland milanese, è in fase di studio.

"L'obiettivo nazionale di raggiungere il 65% della raccolta differenziata entro il 2012 - ha concluso l'assessore Buscemi - è quindi alla portata della Lombardia che con questo piano mira proprio a ridurre la produzione e quindi a tutelare l'ambiente".


(fonte: Regione Lombardia)

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Rinnovabili: Associazioni di produttori contro Governo Berlusconi anti-energia pulita

ANEV, APER, FEDERPERN, FIPER, GREENPEACE ITALIA, ISES ITALIA, ITABIA, KYOTO CLUB e LEGAMBIENTE, rappresentanti del settore dell’industria dell’energia rinnovabile e dell’ambiente, hanno sottoscritto un documento congiunto che esprime la loro netta contrarietà all’emendamento di fonte governativa alla Finanziaria per il 2010, nel quale si utilizzano le disposizioni ivi contenute per far cessare gli effetti del provvedimento Cip n. 6/92, al fine di ripristinare il dettato normativo della Direttiva 2009/28/CE per veicolare drastici interventi contro lo sviluppo delle rinnovabili.
Le suddette Associazioni ritengono che tali emendamenti, anche a causa della loro estemporaneità, debbano essere ritirati, dato che la loro approvazione provocherebbe innanzitutto una forte confusione nel mercato, tra gli operatori e negli investitori, a causa del repentino ennesimo mutamento delle regole del gioco in corsa.
Tali emendamenti, inoltre, provocherebbero la crisi di un settore, quello della produzione di energia da fonte rinnovabile, attualmente in grande sviluppo, oltre tutto anticiclico e con notevoli prospettive economico-occupazionali (almeno 250.000 addetti diretti ed indiretti al 2020), e impedirebbero all’Italia di mantenere gli impegni per il raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili), definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima, con la grave conseguenza di dover sostenere elevate penalità finanziarie a causa del mancato raggiungimento del target.
In questo contesto si inserisce l’invito al Governo ad avere un atteggiamento coerente, in materia di strategia delle politiche energetiche nazionali, con quanto più volte dichiarato da mesi nelle varie sedi istituzionali, sostenendo con continuità e concretezza lo sviluppo dell’efficienza energetica e la promozione delle fonti rinnovabili per contribuire al riequilibrio del mix energetico nazionale, che deve migrare verso un’economia a bassa intensità di carbonio.
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24 novembre 2009

Legambiente: no alla vendita dei beni confiscati alle mafie

“Non si possono far affari con la mafia. Non si può pensare di far cassa con i beni confiscati alla criminalità organizzata che debbono essere invece restituiti alla collettività, a quella società civile che subisce tutti i danni e le conseguenze della presenza mafiosa sul territorio”.

Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, ha risposto all’appello di Libera, associazione contro le mafie, per chiedere a Governo e Parlamento di ritirare l’emendamento in Finanziaria che prevede la possibilità di mettere in vendita i beni confiscati ai mafiosi.

“E’ un messaggio inequivocabile alla mafia. Lo Stato abbassa la guardia e riduce i suoi strumenti di lotta alla criminalità organizzata – ha aggiunto Cogliati Dezza –. Chi, se non i mafiosi ha le maggiori disponibilità economiche ‘pronta cassa’ per acquistare i terreni, le ville e le diverse proprietà appartenute ai boss? Ci auguriamo che il Parlamento ci ripensi e cancelli questo emendamento che, nella pratica, si rivelerebbe un bel regalo alla criminalità e un’offesa ai diritti dei cittadini onesti. Si cerchi, piuttosto, di semplificare le norme e l’iter per il riutilizzo ai fini sociali di questi immobili in modo da render più rapida e trasparente l’assegnazione e la fruizione da parte della società civile”.

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SIlvestrini di KyotoClub ad Ecoradio interviene sull'incontro di Copenaghen

In attesa del vertice sul clima di Copenhagen per il post-Kyoto, le strategie dei vari paesi iniziano a delinearsi. Per quanto riguarda l’Unione Europea un documento della Commissione fa il punto su come gli Stati membri si trovano oggi rispetto agli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. Complessivamente si stima che l’Europa potrà fare meglio della riduzione dell’8% che è il target al 2008-2012 rispetto all’anno di riferimento (1990).

Anche l’Italia potrà raggiungere il suo obiettivo (-6,5%), ma dovrà attivare alcune nuove misure e mantenere quelle attualmente in opera come la detrazione fiscale del 55% sugli interventi di efficienza energetica in edilizia che sembra a rischio per il periodo successivo al 2010; serve inoltre rendere operativo il registro delle foreste, ancora mancante e anche l’opzione di acquistare crediti dall’estero è un’operazione a rischio, visto che potrebbero non esserci risorse sufficienti.

Oltre all’Unione Europea, che sembra voler continuare a spingere per un accordo in Danimarca, il negoziato si giocherà soprattutto sulle posizioni e l’atteggiamento di Stati Uniti e Cina.
In sintesi, Obama resta in attesa che le regole interne sul clima e l’energia vengano definite dal Senato (probabilmente solo nei primi mesi del 2010) e la Cina, oltre agli altri paesi in via di sviluppo, vuole vedere con più chiarezza quali saranno le risorse economiche messe a disposizione.

Probabilmente a Copenhagen si raggiungerà solo un accordo di massima in attesa di uno vincolante nel corso del 2010. Il target potrà essere ambizioso, ma ci sono molti dubbi che lo sarà così tanto da evitare gravi danni climatici futuri che invece richiederebbero misure ancora più drastiche.

L’opinione di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e di QualEnergia ad Ecoradio.

Ascolta podcast
(registrazione del 18 novembre - 3 minuti)


(fonte: Kyotoclub.org)

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E-Mobilityitaly: parte la selezione per 100 automobilisti che viaggeranno in elettrico

L’era della mobilità elettrica inizia su www.e-mobilityitaly.it. Attraverso questo sito web dedicato, da martedì 24 novembre, prenderà il via ufficialmente la campagna di selezione dei primi 100 automobilisti italiani, un autentico campione significativo degli stili di vita e di ‘ricarica’ che, grazie al progetto e-mobility Italy di smart ed Enel, viaggeranno in elettrico a partire dal prossimo anno.

Sul sito, saranno disponibili tutti i contenuti dell’offerta e le modalità di partecipazione al progetto, con particolare attenzione al pacchetto di acquisto della smart electric drive e all’accessibilità all’infrastruttura di ricarica intelligente Enel, basato sull'innovativo sistema di telegestione della rete che, unico al mondo, ha visto l'installazione presso i clienti della Società elettrica di 32 milioni di contatori elettronici in Italia.

Entra così nel vivo e-mobility Italy che, lanciato da smart ed Enel lo scorso dicembre, rappresenta il più grande progetto mondiale congiunto per la mobilità elettrica. Il progetto, un inedito modello integrato di mobilità elettrica, renderà possibile la diffusione e l’utilizzo efficiente di veicoli elettrici, con tecnologie di ricarica all'avanguardia, grazie allo sviluppo di infrastrutture su misura per i Clienti, in grado di offrire servizi intelligenti e sicuri.

Con e-mobility Italy, Daimler fornirà oltre 100 vetture elettriche a clienti nelle città di Roma, Pisa – sede tra l’altro del Centro Ricerche Enel - e Milano. Enel sarà responsabile dello sviluppo, della creazione e del funzionamento dell'infrastruttura, con più di 400 punti di ricarica dedicati, oltre al sistema di controllo centrale.

Le vetture coinvolte nel progetto e-mobility Italy saranno le smart fortwo electric drive, con motore elettrico a ‘zero emissioni’ da 30 kW(41 CV), equipaggiate con l’innovativa batteria agli ioni di litio di Tesla Motors inc. con capacità di 17kWh, che garantisce una percorrenza di almeno 135 km. La velocità massima delle vetture, adeguata all’utilizzo urbano e su strade a scorrimento veloce, è di 100 km/h.

Le vetture smart electric drive del progetto e-mobility Italy saranno disponibili ad un canone mensile straordinario di € 400,00 + IVA per una durata complessiva di 48 mesi. Il canone comprenderà il noleggio, la manutenzione ordinaria e la garanzia per tutta la durata del progetto.

Condizioni estremamente vantaggiose anche sul fronte della ricarica elettrica e dell’offerta: Enel garantisce, infatti, la certezza di ricarica della vettura secondo le diverse esigenze e stili di vita. La Società elettrica e del gas installerà, infatti, uno smart box utile al collegamento e alla ricarica della propria vettura o nei garage privati degli automobilisti, o nel parcheggio del loro posto di lavoro, mentre altri punti di ricarica verranno posizionati in aree attrezzate e facili da raggiungere nelle tre città oggetto della sperimentazione. E con soli 25 Euro al mese, Iva e imposte comprese, gli automobilisti potranno fare il pieno di elettricità “pulita” senza alcun limite presso tutte le infrastrutture Enel, sia a casa che in luogo pubblico: esattamente la metà di quanto spenderebbero per la benzina, calcolando una percorrenza annua di circa 10.000 chilometri. Questa offerta promozionale “flat” comprende tutte le spese di installazione e allaccio dello smart box nel garage o sul posto di lavoro e l’energia fornita sarà compensata con certificati RECS, un sistema di certificazione internazionale istituito per finanziare lo sviluppo delle fonti rinnovabili come acqua, sole, vento e calore della terra.


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Fotovoltaico / Progetto Archiemede: il cantiere nelle ultime fasi

Ormai nelle ultime fasi di realizzazione, sarà ultimato presumibilmente entro la primavera del prossimo anno il primo impianto solare termodinamico italiano, denominato “Archimede” dallo scienziato siracusano, situato presso la centrale Enel di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Lo ha confermato il commissario dell’Enea, Giovanni Lelli, che ha visitato il cantiere della centrale. L’impianto Archimede, frutto della collaborazione tra Enea e Enel, è composto da 54 collettori parabolici, per una taglia di 5 MW, che concentrano la luce del sole su tubi ricevitori percorsi da un fluido a sali fusi, in grado di accumulare calore ad altissima temperatura.

Inoltre, il sistema di accumulo dell’energia termica permette di produrre energia elettrica anche di notte e in assenza di sole. Archimede è il primo impianto solare termodinamico ad utilizzare questo tipo di tecnologia e ad essere integrato con una centrale a gas a ciclo combinato. Nello sviluppo dei componenti di questa tecnologia, Enea ha prodotto diversi brevetti.
L’entrata a regime consentirà di acquisire esperienza operativa nell’utilizzo di questo tipo di impianti per poi procedere alla realizzazione di centrali di scala commerciale.

(fonte: zeroemission.tv)
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23 novembre 2009

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: Ridurre si può

Week-end di iniziative davanti ai supermercati ma anche blitz, convegni e appuntamenti per promuovere buone pratiche di riduzione dei rifiuti. E’ questo il programma di “Ridurre si può” la campagna di Legambiente che, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, intende sensibilizzare alla diminuzione degli innumerevoli sprechi nella produzione dei beni e negli acquisti.

Ad ospitare la presentazione della campagna è stata la città di Salerno, unico capoluogo del centro sud che ha superato nel 2008 l’obiettivo minimo di legge con il 45,7% di raccolta differenziata - con punte del 70% negli ultimi mesi dell’anno in corso - dimostrando così che dall’emergenza rifiuti si può uscire con una corretta gestione dei rifiuti. All’evento di questa mattina erano presenti, insieme ad alcuni sindaci dei comuni virtuosi della Campania, Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente e presidente Legambiente Campania.Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania.

Sono oltre 32,5 milioni di tonnellate i rifiuti prodotti in Italia nel 2007, di cui il 50% circa è stato smaltito in discarica e solo il 27,5% avviato alle raccolte differenziate. L’immondizia che produciamo non accenna a diminuire, anzi negli ultimi due decenni nel nostro Paese è cresciuta di anno in anno. Se nel 2003 ogni italiano produceva 524 kg di rifiuti, nel 2007 si è arrivati a 546 kg pro capite (+ 8,4% in soli 4 anni). Per questo Legambiente, nel comitato promotore italiano della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in collaborazione con Coop, Novamont e Virosac, per tutta la settimana si attiverà sul territorio con tantissime iniziative per promuovere la R più disattesa tra le 4 del principio comunitario, che parte proprio dalla riduzione della produzione e dalla pericolosità dei rifiuti. Oltre a convegni e dibattiti nel corso dell’intera settimana, gli appuntamenti di Legambiente si concentreranno nel week-end del 28 e 29 novembre con i volontari impegnati davanti ai supermercati per promuovere acquisti consapevoli, privi di imballaggi inutili, favorendo prodotti sfusi, alla spina, con confezioni monomateriali riciclate o riciclabili, ma anche per incentivare l’uso degli shopper in bioplastica e delle sportine riutilizzabili in tessuto.

La produzione dei rifiuti riguarda prima dei consumi gli aspetti della produzione e della distribuzione, il cui marketing di vendita è legato al confezionamento dei prodotti. Sono moltissimi, infatti, i prodotti in cui il packaging viene utilizzato in un modo esagerato, spesso con confezioni inutili che hanno l’unica funzione di rendere appariscenti gli oggetti che acquistiamo. Evitare di comprare imballaggi inutili oltre a non incentivarne la produzione, favorisce anche un’ottimizzazione del trasporto, con packaging ridotti e merci compresse e trasportabili in numero maggiore per ogni viaggio.

Ma per contribuire a ridurre la produzione dei rifiuti non è necessario stravolgere il proprio stile di vita, basta comprendere l’utilità di acquistare prodotti, privi di imballaggi inutili. Il vantaggio è sicuramente di carattere ambientale ma anche economico. Un buon esempio in proposito è rappresentato dal latte alla spina: in Italia esistono ormai 1250 distributori di latte crudo alla spina e grazie ad essi si si risparmia in media il 30% rispetto al prodotto imbustato.
Nella produzione dei rifiuti danno il loro apporto inquinante anche gli shopper: solo in Italia sono 300mila le tonnellate di buste in plastica tradizionale prodotte all’anno, l’equivalente di 430mila tonnellate di petrolio con l’emissione in atmosfera di circa 200mila tonnellate di CO2. Dopo anni di battaglie ambientaliste e la recente proroga di un anno da parte del governo, finalmente anche nel nostro Paese dal 1° gennaio 2011 i sacchetti non biodegradabili saranno messi al bando, per lasciare il posto agli shopper biodegradabili, ricavati da materie prime rinnovabili come il mais (ne basta mezzo chilo per produrre 100 buste) e con infiniti vantaggi. Basti pensare che un sacchetto tradizionale disperso nell’ambiente impiega oltre 400 anni per distruggersi, mentre il nuovo shopper biodegradabile impiega solo pochi mesi senza rilasciare inquinanti. Questa norma darà una spinta a quei settori dell’industria chimica italiana, che vogliono investire nella ricerca e nella produzione di materie prime non inquinanti, come hanno già fatto importanti aziende italiane, leader mondiali nel settore.


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Allarme Clima: le foreste pluviali non saranno più in grado di proteggerci

Le foreste pluviali non saranno più in grado di proteggere il clima. I negoziato di Copenaghen sui cambiamenti climatici, già impallinato dalle decisioni Usa-Cina, rischia di perdere anche la partita sulle foreste, se ii piano in elaborazione, 'Reduced Emissions from Deforestation and Degradation' (REDD) non sarà in grado di proteggere le foreste pluviali dall'avanzata delle piantagioni.
Dagli scienziati intanto arriva l'allarme: un modello computerizzato realizzato dall'Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati di Laxenburg, in Austria, prevede il raddoppio della deforestazione nel Bacino del Congo. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, tra i principali fattori di deforestazione, figurano l'espansione delle piantagioni, alimentata dalla domanda di biodiesel e legname.

Ma il piano REDD non sembra voler affrontare con decisione questa minaccia. Anzi, nel documento in elaborazione, perfino la frase "contro la conversione di foreste naturali in piantagioni" è finita tra parentesi: alcuni paesi stanno esercitando forti pressioni per includere le piantagioni nelle "foreste" da sovvenzionare, quelle stesse piantagioni che alimentano la deforestazione.

Il fenomeno dell'espansione delle piantagioni di palma da olio, fino ad oggi sembrava interessare prevalentemente le foreste pluviali di Asia e Oceania. Ma negli ultimi anni è scoppiato un vero e proprio boom dell'olio di palma in Africa, tanto da far prevedere il raddoppio del tasso di deforestazione. "Per i paesi dell'Africa centrale, le proiezioni sul futuro si fanno sempre più affidabili"", assicura Michael Obersteiner, che sta guidando lo sviluppo del modello presso l'Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati, di Laxenburg.

Nel corso degli ultimi 15 anni, il tasso di deforestazione nel Bacino del Congo, la seconda foresta pluviale del pianeta, hanno oscillato attorno allo 0,15 per cento annuo. Ma secondo i risultati preliminari dello studio, pubblicati da Nature News, la deforestazione sarà più che raddoppiata tra il 2020 e il 2030: il tasso di deforestazione è previsto si assesti attorno allo 0.3-0.5 per cento annuo. "Ci sono forti indicazioni che le foreste dell'Africa centrale siano ad un punto critico di svolta" ha commentato Carlos de Wasseige, il coordinatore del progetto finanziato dall'UE denominato foreste dell'Africa Centrale."

Il modello, della risoluzione di 10-50 chilometri quadrati, è la combinazione di tre modelli globali sulla destinazione d'uso del suolo: GLOBIOM, G4M e EPIC. le previsioni sono basate su fattori chiave di deforestazione, dalla crescita della popolazione, alla crescente domanda di legno e biodiesel sui mercati internazionali, e sul loro impatto a distribuito livello topografico, tenendo conto dei fattori legati al clima, alla biodiversità e alla morfologia dei suoli.

REDD, foreste e clima: leggi il briefing sulla trattativa in corso
http://www.salvaleforeste.it/documentazione/salvaleforeste-REDD.pdf

Nature News (in inglese)
http://www.nature.com/news/2009/091120/full/news.2009.1100.html

Il testo della trattativa, AWGLCA Non-paper No. 39 (in inglese)
http://unfccc.int/files/meetings/ad_hoc_working_groups/lca/application/pdf/awglca1biiinp39051109.pdf
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