15 gennaio 2011

Allarme sul futuro degli incentivi alle rinnovabili in Italia

Tre associazioni ambientaliste – Greenpeace, Legambiente e WWF – con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Kyoto Club e ISES ITALIA, lanciano unallarme sul futuro delle rinnovabili in Italia. La proposta di decreto che riorganizza.... continua qui
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10 aprile 2010

TuttiSostenibili si rinnova e si trasferisce in una famiglia più grande=)

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26 marzo 2010

Regione Puglia; a Marzo tre nuovi distretti: Nautica da Diporto, Edilizia sostenibile, Ambiente

Sono tre i distretti produttivi che hanno ricevuto il riconoscimento definitivo nel mese di marzo: il Distretto Produttivo della Nautica da Diporto in Puglia, il Distretto Produttivo dell’Edilizia Sostenibile Pugliese, il Distretto Produttivo dell’Ambiente e del Riutilizzo. Riuniscono complessivamente 430 imprese e hanno elaborato progetti di sviluppo considerati dal nucleo di valutazione fattibili e di grande valenza strategica.
Per il Distretto della Nautica il riconoscimento definitivo è arrivato il 9 marzo, per l’Edilizia sostenibile e per l’Ambiente nella seduta di Giunta di martedì 23 marzo. Con questi ultimi salgono a sei i distretti definitivamente riconosciuti, gli altri tre sono Meccanica, Informatica e Aerospazio.
Con 865 Km di costa, 64 porti turistici e approdi e circa 10mila posti barca, il mare rappresenta una grande risorsa economica per la Puglia e il turismo nautico uno dei settori economici con maggiori prospettive di espansione e ricadute positive sul territorio. “A differenza di molti altri settori turistici concentrati in un periodo ristretto dell’anno – si legge sul programma di sviluppo –, alla portualità è associata una richiesta di servizi che non cessa nella stagione relativamente più debole per la necessità di ricovero invernale delle imbarcazioni. In questo senso la nautica rappresenta una carta vincente per l’intero territorio costiero regionale”. Il Distretto formato oggi da 108 imprese (rispetto alle 70 iniziali) più associazioni, sindacati, enti, università e centri di ricerca, si pone, nel programma di sviluppo, gli obiettivi di favorire l’insediamento di nuove attività e il rafforzamento e l’ampliamento delle strutture produttive esistenti e di aumentare la competitività del comparto puntando su internazionalizzazione e ricerca ma anche su uno sviluppo sostenibile e sulla facilitazione per il diportista nautico della fruibilità delle città costiere. Tra i progetti più significativi, il catamarano a vela maxi, le imbarcazioni ad area compressa, una piattaforma tecnologica di servizio per la nautica da diporto.
Il “Distretto produttivo dell’Edilizia sostenibile pugliese” conta 181 imprese, più associazioni, sindacati, università e centri di ricerca. Settore di punta dell’economia pugliese, ha un fatturato complessivo di quasi 4,5 miliardi in un anno, il 2009, nel quale, nonostante la crisi, sono state costruite in Puglia 1.980.400 abitazioni. Il Distretto si propone di conseguire una maggiore qualità energetico-ambientale e di comfort per le future costruzioni e di promuovere l’evoluzione del sistema delle imprese del distretto verso il mercato dell’Edilizia sostenibile. Obiettivo strategico è far sì che entro il 2020 almeno l’80% delle imprese del settore delle costruzioni siano in grado di operare con le tecnologie e i materiali ecosostenibili. Tra i progetti principali la riduzione dell’impatto ambientale degli interventi di ristrutturazione e di nuova costruzione, il miglioramento del comfort abitativo, la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Costituito da 141 imprese, più varie associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti, il Distretto Produttivo dell’Ambiente e del Riutilizzo si propone tra gli obiettivi generali indicati nel programma di sviluppo, di ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti e di promuovere l’attività di recupero di materie prime e di combustibili solidi; intende inoltre promuovere azioni di salvaguardia della risorsa idrica, migliorare la qualità dell’aria in aree urbane ed industriali, bonificare e riqualificare aree degradate, internazionalizzare le aziende aderenti al distretto nelle aree balcaniche e nel Nord Africa.
Nel 2009 la percentuale di raccolta differenziata in Puglia si è attestata attorno al 15%, registrando un notevole incremento rispetto agli anni precedenti (nel 2005 era del 9,3%). Nonostante i progressi tuttavia, il raggiungimento delle soglie definite a livello nazionale e regionale per la raccolta differenziata è ancora lontano. “Il successo delle politiche per favorire il recupero e il riutilizzo dei rifiuti – è scritto sul programma di sviluppo - passa necessariamente attraverso un’azione di sistema che coinvolga l’intera filiera organizzata del riutilizzo: obiettivo principale del Distretto”. Sono 15, fino ad oggi, i Distretti produttivi che hanno ricevuto il riconoscimento provvisorio, di questi 11 hanno presentato il programma di sviluppo, necessario per ottenere il riconoscimento definitivo e 6 i Distretti che l’hanno ottenuto (Meccanica, Informatica, Aerospazio, Nautica da Diporto, Edilizia sostenibile e Ambiente e Riutilizzo) dopo l’esame del nucleo di valutazione.
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Deforestazione: in dieci anni è sparita un area grande quanto il Costa Rica

E' ancora allarme deforestazione mondiale, ma il ritmo di scomparsa del verde e' in frenata. In dieci anni - secondo il rapporto sulle risorse forestali 2010 presentato oggi dalla Fao - c'e' stata una perdita netta di foreste tropicali equivalente a un'area grande quanto il Costa Rica. In particolare, afferma l'organizzazione della Nazioni Unite, su 233 Paesi, circa 13 milioni di ettari di foreste sono stati convertiti per altre utilizzazioni nel periodo 2000-2010; un dato comunque in frenata rispetto alla scomparsa di 16 milioni di ettari negli anni Novanta.
A contribuire al rallentamento della deforestazione, si legge nel Rapporto Fao, il Brasile e l'Indonesia che, pur avendo accusato la piu' forte perdita di foreste negli anni Novanta, registrano ora un arretramento considerevole del tasso di deforestazione. D'altro canto, i programmi ambiziosi di ripopolamento forestale con l'impianto di alberi in Paesi come Cina, India, Stati Uniti, e Vietnam - associati all'espansione verde naturale in altre aree - hanno portato all'aggiunta di piu' di 7 milioni di ettari di nuove foreste ogni anno. Al punto che, nel bilancio globale, la perdita netta di superfici boschive e' crollata a 5,2 milioni di ettari l'anno dal 2000 al 2010, contro gli 8,3 milioni d'ettari l'anno degli anni Novanta.
Nel pianeta la superficie totale delle foreste rappresenta un po' piu' di 4 miliardi di ettari, circa il 31 per cento delle superfici emerse.

(fonte: ANSA)
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Nucleare: nessuno dei candidati PDL alle Regioni è favorevole

Il nucleare ''nessuno lo vuole mi pare, ne' io, ne' Cota e ne' Formigoni''. Lo ha detto la candidata del centrodestra a presidente della Regione Lazio Renata Polverini al termine di un faccia a faccia con la sua sfidante Emma Bonino nella sede del quotidiano Il Messaggero. ''E' andata benissimo come sempre - ha commentato Polverini - abbiamo parlato di tutto''. Quanto al tema dei rifiuti ''io ho il mio programma - ha spiegato - e' scritto con chiarezza, non mi pare che Emma Bonino abbia un programma cosi' chiaro. Io sono pronta ad entrare in campo con un'azione di governo dal giorno dopo il mio insediamento dall'altra parte, invece, mi sembra che tutto sia ancora sulla riflessione''.

(fonte: ANSA)
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Slow Food interroga i candidati alla presidenza regionali su ogm, ambiente, energia e agricoltura

Slow Food ha sottoposto un questionario di dieci domande a tutti i candidati alla presidenza regionale alle prossime elezioni (28-29 marzo). Le questioni toccate spaziano dagli ogm, alle politiche agricole, all’ambiente, alle energie rinnovabili, alla tutela del paesaggio... Temi cari a Slow Food e che riguardano direttamente tutta la cittadinanza.
Per questo le risposte sono molto importanti e possono prefigurare agli elettori le future iniziative in ambito legislativo che i diversi candidati potranno intraprendere sulle tematiche toccate dal questionario.

Le scelte programmatiche dei candidati che hanno risposto sono scaricabili entrando dalla home page del sito www.slowfood.it nella sezione Primo piano - 10 domande ai candidati alla presidenza regionale.

Qui sotto il link diretto:
http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=C2744B8807e361BB04sXX1C3B3ED


Slow Food Press Office
Via della Mendicità Istruita, 14
12042 Bra (Cn)
+ 39 0172 419615/ 45/ 53 /66
press@slowfood.it
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25 marzo 2010

Comuni Rinnovabili: 6.993 hanno installato minimo un'impianto di energia pulita

Sono ben 6.993 i Comuni italiani dove è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili. Erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008. Le fonti pulite che fino a dieci anni fa interessavano, con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nell’86% dei Comuni. E per quanto riguarda la diffusione, sono 6.801 i Comuni del solare, 297 quelli dell’eolico, 799 quelli del mini idroeletttrico e 181 quelli della geotermia. Le biomasse si trovano invece in 788 municipi dei quali 286 utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale.

Ecco, in sintesi, il quadro dell’Italia sostenibile, rilevato dal rapporto Comuni Rinnovabili 2010 di Legambiente, realizzato in collaborazione con GSE e Sorgenia, presentato oggi a Roma nella sede del GSE, alla presenza di Emilio Cremona (presidente GSE), Nando Pasquali (AD di GSE), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente), Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club), Massimo Orlandi (AD Sorgenia), Alessandro Ortis (Presidente Autorità energia elettrica e gas), Sara Romano (Direttore Generale per l'Energia del Ministero dello Sviluppo Economico), Edoardo Zanchini, responsabile Energia Legambiente, Simone Togni (Segretario generale Anev).


Il rapporto racconta con numeri, tabelle, cartine il salto impressionante che si è verificato in Italia nel numero degli impianti installati. Attraverso nuovi impianti solari, eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse già oggi sono centinaia i Comuni in Italia che producono più energia elettrica di quanta ne consumino. Grazie a questi impianti sono stati creati nuovi posti di lavoro, portati nuovi servizi e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, ad aver ottenuto un maggiore benessere e qualità della vita. Queste esperienze sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente, che può innescare uno scenario virtuoso di innovazione e qualità nel territorio.

“Nel 2009 la crescita delle fonti rinnovabili è stata fortissima (+13% di produzione), e dimostra quanto oggi queste tecnologie siano affidabili e competitive – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente –. Ora occorre puntare con forza in questa direzione, capire quanto sia nell’interesse del Paese raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita delle rinnovabili. Per questo siamo preoccupati di fronte all’assordante silenzio che ci sta accompagnando alla scadenza del prossimo giugno, quando l’Italia dovrà comunicare all’UE il piano nazionale per rientrare nell’obiettivo al 2020 del 17% di rinnovabili. I numeri, le storie raccontate da questo rapporto dimostrano che questi target sono a portata di mano, e che la soluzione più intelligente è quella di guardare ai territori: alla domanda di energia da parte di case, uffici, aziende e attività agricole per capire come soddisfarla con le risorse rinnovabili più adatte ed efficienti. Ma soprattutto, le esperienze raccolte dimostrano quanto questa prospettiva risulti già oggi vantaggiosa: coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici o che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate in località dove l’aria è più pulita.”.

Le azioni intraprese di recente da molti Comuni italiani stanno dando un contributo importante alla corsa nazionale per il raggiungimento degli obiettivi posti dall'Unione Europea in tema di energia rinnovabile – dichiara Gerardo Montanino, direttore operativo del Gestore dei Servizi energetici - Questo grazie anche a una solida politica nazionale di incentivazione che, attraverso varie forme di sostegno, si estende a tutte le fonti rinnovabili. L’eccezionalità del nostro territorio, infine, sta proprio nell’avere potenzialità di sviluppo per tutte le nuove energie rinnovabili”.

“I numeri contenuti nel rapporto 2010 – ha dichiarato Massimo Orlandi, amministratore delegato di Sorgenia - testimoniano la progressiva crescita della sensibilità e dell’impegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili da parte di istituzioni nazionali e locali, imprese e cittadini del nostro Paese. È ormai opinione comune che la produzione di energia attraverso fonti alternative rappresenti un’opportunità, sia per contrastare i cambiamenti climatici sia per creare sviluppo economico e occupazione. Tuttavia, per colmare il divario che ancora ci separa dai leader europei Germania e Spagna, occorre proseguire e rafforzare questo impegno anche in futuro, ad esempio uniformando e velocizzando gli iter autorizzativi per i nuovi impianti. Per Sorgenia i risultati del rapporto confermano la validità di una strategia aziendale intrapresa ormai da alcuni anni. Siamo stati tra i primi in Italia a credere nelle potenzialità delle rinnovabili, dando vita a un piano di investimenti pluriennale da circa due miliardi di euro che è attualmente in avanzata fase di esecuzione. La produzione di energia pulita, in particolare attraverso il sole e il vento, resterà uno dei capisaldi della strategia di sviluppo di Sorgenia anche nei prossimi anni”.

I NUMERI DEL RAPPORTO

I Comuni del Solare sono 6.801 (erano 5.580 lo scorso anno), cioè l’83,9 % del totale. Per il solare fotovoltaico è il Comune di Craco (Mt) in testa alla classifica di diffusione con una media di oltre 542 kW ogni 1.000 abitanti (la classifica premia la diffusione per numero dei residenti proprio per evidenziare le potenzialità delle rinnovabili nel soddisfare i fabbisogni delle famiglie).

Nel solare termico a vincere è il piccolo Comune di Fiè allo Sciliar (Bz), con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti che riesce a soddisfare larga parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria e riscaldamento delle famiglie. Con il solare sono 51 i Comuni che hanno già raggiunto l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di 264 mq/1.000 abitanti, 15 in più rispetto allo scorso anno.

I Comuni dell’Eolico sono 297 per una potenza installata pari a 5.148 MW, (1.287 MW in più rispetto al 2009), che soddisfa il fabbisogno elettrico di oltre 4 milioni 100 mila famiglie. 192 municipi tra questi possono considerarsi autonomi dal punto di vista elettrico, poiché producono più energia di quanta ne viene consumata.

I Comuni del Mini Idroelettrico sono 799 (il rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW) con una potenza totale installata di 715 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 2.860 GWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1 milione e 100 mila famiglie. I Comuni della Geotermia sono 181, per una potenza installata pari a 880 MW elettrici e 38,8 termici. Grazie a questi impianti vengono prodotti ogni anno circa 6.600 GWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di più di 2milioni 640mila famiglie. I Comuni della Biomassa sono 788 per una potenza installata complessiva di 1.023 MW elettrici e 985 termici. Di questi, 421,1 MWe e 35,6 MWt derivano da impianti a Biogas. Grazie a questi impianti si producono 7.161 GWh l’anno pari al fabbisogno elettrico di oltre 2 milioni 860 mila famiglie. In forte crescita sono gli impianti collegati a reti di teleriscaldamento (355), che permettono alle famiglie un significativo risparmio in bolletta grazie alla maggiore efficienza degli impianti. Sono 286 i Comuni in cui gli impianti utilizzano biomasse “vere” (ossia materiali di origine organica animale o vegetale), riuscendo a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria.

Sono 825 i Comuni in Italia che grazie a una sola “nuova” fonte rinnovabile (mini-idroelettrica, eolica, fotovoltaica, da biomasse o geotermica) producono più energia elettrica di quanta ne consumano le famiglie residenti. 24 invece i Comuni che grazie a impianti di teleriscaldamento collegati a impianti da biomasse o da geotermia superano il proprio fabbisogno termico.

I Comuni PREMIATI

Sono straordinari i risultati che in 15 Comuni si stanno già realizzando attraverso le fonti energetiche pulite. Questi Comuni, al 100% rinnovabili per i fabbisogni sia elettrici che termici delle famiglie, rappresentano in Italia e a livello internazionale, il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale. In queste realtà sono impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento e solari termici a soddisfare i fabbisogni di riscaldamento e acqua calda, ed è un mix di impianti rinnovabili a permettere di soddisfare e superare, anche ampiamente, i fabbisogni elettrici dei cittadini residenti.

Il premio 2010 va a Sluderno (Bz), un Comune con poco più di 1.800 abitanti che fonda il suo successo su un intelligente mix di diversi impianti diffusi nel territorio: 960 mq di pannelli solari termici e 512 kW di pannelli solari fotovoltaici diffusi sui tetti di case e aziende, più 4 micro impianti idroelettrici con una potenza complessiva di 232 kW. E un impianto eolico da 1,2 MW, realizzato in “comproprietà” con 3 Comuni vicini. L’impianto è installato nel Comune di Malles è gestito da un Consorzio dei Comuni più alcune aziende elettriche locali. A scaldare le case sono gli impianti da biomasse locali e da biogas, con una potenza complessiva di 6.200 kW termici, entrambi di tipo cogenerativo, allacciati ad una rete di teleriscaldamento lunga 23 km. Questi impianti producono oltre 13 milioni di kWh annua di energia termica per soddisfare il fabbisogno di oltre 500 utenze sia del Comune di Sluderno che del vicino Comune di Glorenza.

Sono state premiate, inoltre, realtà dove attraverso investimenti lungimiranti nelle fonti rinnovabili, sono stati ottenuti risultati che vanno ben oltre la risposta agli obiettivi energetici e ambientali. Un esempio è il Comune di Tocco da Casauria (Pe), dove sono in funzione quattro pale eoliche che complessivamente (con 3,2 MW) permettono di produrre più energia elettrica di quella necessaria alle famiglie residenti. Nel Comune, inoltre, sono presenti 24 kW di pannelli fotovoltaici oltre a grandi impianti idroelettrici. Qui le royalties provenienti dell’eolico hanno permesso al Comune di acquistare lo storico Castello e progettarne la ristrutturazione. Altro esempio è quello del Comune di Maiolati Spontini (An), di circa 5.700 abitanti, che grazie ad un mix energetico fatto di pannelli solari fotovoltaici (135 kW), di un impianto mini idroelettrico (400 kW) e soprattutto di un impianto a biogas da discarica entra di diritto nella categoria “100% elettrici”.

Da quest’anno poi, l’indagine sulle rinnovabili si è estesa alle Province, per le quali, il premio 2010 va a Grosseto per i risultati conseguiti in questi anni e per l’impegno mostrato nello sviluppo delle fonti rinnovabili. La Provincia di Grosseto, 100% rinnovabile per la parte elettrica, si poteva accontentare del contributo dei “vecchi” impianti geotermici (180 MW) presenti a Monterotondo Marittimo, Pontieri e Santa Fiora. Invece si è confermata come una delle realtà più interessanti a livello nazionale per gli investimenti nelle nuove tecnologie: con un impianto eolico da 20 MW nel Comune di Scansano e 70 kW di mini eolico a Grosseto; con impianti a biomassa, che producono circa 117 mila MWh/ anno di energia elettrica; con piccoli impianti idroelettrici come quelli presenti nei Comuni di Grosseto e Castell’Azzara; con una diffusione del fotovoltaico tale da essere presente in 27 dei 28 Comuni della Provincia.

Le prospettive e gli interventi necessari.

“I Comuni rinnovabili sono un perfetto esempio della direzione verso cui si deve guardare per ragionare di energia in Italia. Ovvero, bisogna partire dal territorio per comprendere la domanda di energia e fornire la risposta più adatta, pulita e efficiente - ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente -. Ma per dare forza a questa prospettiva occorre dare finalmente certezze al settore, assumendo gli obiettivi UE al 2020 come scenario di riferimento delle politiche, in modo da stabilire regole e condizioni utili a innescare un ciclo virtuoso”. Legambiente indica in dettaglio nel rapporto gli interventi indispensabili, a partire dal Piano di azione nazionale per le rinnovabili che occorre presentare a Bruxelles entro Giugno 2010, per indicare le politiche e gli obiettivi suddivisi tra le Regioni. Ma quali sono gli interventi più urgenti? Intanto la semplificazione delle procedure per i progetti. Bisogna far diventare un atto libero e gratuito realizzare un impianto domestico da fonti rinnovabili ed emanare le Linee Guida per l’approvazione dei progetti come previsto dal DL 387/2003, soprattutto per fare chiarezza rispetto all’inserimento degli impianti nel paesaggio. Va inoltre definito uno scenario certo, di progressiva riduzione per gli incentivi alle fonti rinnovabili con un orizzonte da fissare al 2020. La priorità va al prolungamento degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico (di grande successo e in fase di scadenza). Ma altrettanto urgente è dare certezza al solare termico e agli interventi di risparmio energetico (con il 55% di detrazione fiscale) che termineranno nel 2010. Bisogna poi investire sulla rete energetica per adeguarla a una generazione sempre più efficiente e distribuita. Ed è necessario spingere con convinzione l’innovazione energetica degli edifici, con prestazioni minime obbligatorie di efficienza e di uso delle rinnovabili e sostenere una politica per riqualificare e migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente. Infine bisogna fare in modo che il mercato energetico premi veramente efficienza e concorrenza nell’offerta ai cittadini e alle imprese, ed utilizzare, per valutare i progetti da fonti fossili criteri legati all’efficienza energetica e alle emissioni di CO2. Ma occorrono anche nuove idee per muovere politiche capaci di spingere l’efficienza energetica verso gli utenti finali. In questo nuovo scenario energetico occorre mettere in moto soluzioni inedite, capaci di rendere possibile una accelerazione degli interventi a tutti i livelli, anche a quello locale. Un esempio sono i Regolamenti Edilizi comunali che, come dimostra l’esperienza di questi anni, possono spingere con obblighi e incentivi l’innovazione nel settore delle costruzioni.
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23 marzo 2010

Regione Basilicata: firmato il contratto per il nuovo Centro di Monitoraggio Ambientale

E’ stato sottoscritto questa mattina a Potenza il contratto per la realizzazione del Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata, che sarà costituito dal Centro di monitoraggio e prevenzione dei rischi naturali e di inquinamento e dal Sistema di monitoraggio ambientale della Val d’Agri. Ad aggiudicarsi la gara, per un importo complessivo di 4.917.934 euro, è stato il Raggruppamento temporaneo di imprese che ha come capofila Sma – Sistemi per la meteorologia.
L’investimento sarà in parte sostenuto dall’Eni, in virtù del Protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione per le estrazioni petrolifere in Val d’Agri.
Può essere avviato, così, un progetto che risale all’anno 2000 e che ha subito una serie di rallentamenti di carattere burocratico.
L’appalto è stato affidato sulla base della qualità tecnica delle forniture proposte, sull’offerta economica e sulla qualità della gestione del servizio per un periodo di avvio di 18 mesi.
Saranno forniti laboratori mobili, realizzate stazioni di monitoraggio, un centro di controllo e coordinamento che saranno collocati presso l’Arpab.
Le stazioni di monitoraggio dovranno essere dotate di sensori per la misura dei parametri ambientali di diversa natura, per consentire l’analisi e la caratterizzazione dell’aria e dell’acqua. Per quanto riguarda, in particolare, l’area della Val d’Agri, è previsto un sistema di controllo dello stato qualitativo e quantitativo delle acque del fiume Agri, dei suoi affluenti e dell’invaso del Pertusillo.
Saranno monitorati anche i movimenti del suolo: per il controllo delle frane sono stati individuati i siti di Maratea e di Miglionico.
I laboratori mobili, invece, dovranno eseguire il controllo degli inquinanti atmosferici e l’analisi delle acque.
I dati provenienti dalle diverse fonti (stazioni di monitoraggio, laboratori fissi e mobili, fonti informative esterne) saranno raccolti e organizzati dal Centro di controllo, che si occuperà anche di metterli a disposizione anche di altri utenti; si tratta, in sostanza, di un terminale i cui dati potranno essere utilizzati da altri soggetti secondo modalità e procedure proprie dei loro compiti istituzionali.
Ai terminali del sistema, infatti, potranno collegarsi tutti gli attori del sistema economico, produttivo e di servizio: non solo i centri informativi e le reti di monitoraggio dei servizi pubblici per la sanità, l’ambiente, la formazione e l’educazione, i servizi tecnici dello stato e della pubblica amministrazione, ma anche imprese industriali, agricole e di servizio, enti per il sostegno e lo sviluppo dell’innovazione e le organizzazioni del lavoro: una strategia che si basa sull’esigenza di evitare sprechi e duplicazioni e di consentire al centro di interfacciarsi con altre iniziative, svolgendo un ruolo di razionalizzazione e coordinamento.
In questo modo, il sistema potrà fornire un’informazione organizzata, che costituisca la base su cui può innestarsi l’attività conoscitiva di soggetti pubblici e privati.
Il Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata, fornendo gli elementi di conoscenza, consentirà di individuare le strategie ottimali di gestione del territorio, per determinare i legami causa-effetto. Si tratta di un processo dinamico: dalla conoscenza mirata del territorio, all’individuazione delle procedure di intervento, al monitoraggio dei risultati e, quindi, alla revisione critica degli obiettivi e degli interventi stessi.

Sulla base delle disposizioni dell’Assessorato all’Ambiente della Regione - per consentire il massimo grado di trasparenza e di competenza per l'assegnazione di un appalto, nonché per la particolare importanza che questa attività riveste per la tutela e la salvaguardia ambientale del territorio - le offerte del bando la per la realizzazione del Centro di monitoraggio ambientale sono state valutate da esperti dell'università di Basilicata insieme ad un dirigente regionale.
Infatti, in base alla normativa sugli appalti pubblici, il Dipartimento Ambiente ha fatto richiesta all'Università della Basilicata di indicare figure che abbiano un elevato grado di competenze nelle materie oggetto della gara, ovvero per quel che concerne l'ingegneria sanitaria e le acque, la geologia e l'idrologia, l'atmosfera, la chimica analitica inorganica, e l'informatica.


(fonte: AGI)
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Effetto Serra: Specchi nello spazio e alberi finti ci salveranno?

Il surriscaldamento globale sta lentamente distruggendo la Terra e il suo ecosistema, per questa ragione da sempre equipe di scienziati hanno cercato il modo di mettere un freno a questo processo. Le idee sono molte, tra innovazioni tecnologiche e proposte biocompatibili, ma a volte i progetti sfidano la logica comune. E per questo il sito 'Mother Nature network' ha stilato una lista delle otto (piu' una) idee piu' stravaganti che negli ultimi anni sono state proposte dagli scienziati di tutto il mondo. Nella lista delle 'bizzarrie' anti CO2 c'e' in primo luogo quella del glaciologo Jason Box che, per salvare i ghiacci della Groenlandia, propone di coprire la superficie del Paese con delle coperte bianche per aumentare la sua riflettivita'. In questo modo, afferma lo scienziato, il processo di riscaldamento globale che, aumenta sempre piu' la velocita' con cui i ghiacci si sciolgono, potrebbe rallentare permettendo alla Terra di non perdere una delle superficie riflettenti piu' importanti come la Groenlandia. Ma c'e' anche chi propone, per dare vita a degli 'squadroni' di plancton, i micro organismi marini che assorbono anidride carbonica e producono ossigeno, di creare attraverso delle pompe delle correnti marine che immettano nell'oceano Pacifico agenti nutritivi. A volte sembra quasi che gli scienziati abbiano in mente precisi dettagli di film fantascientifici, come gli enormi specchi da 'sparare' nello spazio, in sostanza degli scudi giganteschi che riescano a riflettere il 2% della luce solare. Ma anche 'bombe-albero' che creano delle foreste disperdendo sul terreno, dopo essere stare sparate dagli aerei, piantine e semi e 'tecno-alberi' che dai bordi delle autostrade aiutino ad assorbire l'anidride carbonica dall'aria, 'succhiando' il gas di scarico dei veicoli di passaggio. Altri scienziati, con uno spirito piu' fiabesco che cartesiano, propongono addirittura navi 'spruzza - nuvole' e 'vulcani da giardino'. La prima idea e' quella di riflettere la luce solare attraverso nuvole bianche a basse quota create utilizzando sofisticate imbarcazioni che spruzzano in aria l'acqua marina. La seconda, invece, proposta nel libro ''SuperFreakonomics'', suggerisce di imitare le eruzioni vulcaniche creando con palloncini all'elio e biossido di zolfo, dell'anidride solforosa. Un gas che ha il potere di bloccare la luce del sole e quindi garantire un certo raffreddamento del pianeta. Nella lista compare anche chi cerca di invertire il processo di surriscaldamento intervenendo perfino sugli animali e su quello che mangiano, aggiungendo aglio nell'alimentazione del bestiame. Questo piccolo accorgimento permetterebbe, secondo alcuni scienziati, di uccidere i batteri che producono metano nello stomaco creando un letame meno tossico all'ambiente. Insomma, anche se gli accorgimenti a volte sembrano assurdi e quasi fantascientifici, il campanello d'allarme della salute del Pianeta e' suonato da tempo. Per questa ragione, come ricorda 'Mother Nature network', l'idea piu' bizzara e senza senso di tutte, per bloccare il processo, e' quella di mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla. ''Se le persone continueranno ad ignorare quello che sta succedendo nemmeno la bioingegneria e la creativita' delle menti piu' illustri del pianeta ci potranno salvare''.

(fonte: Ansa)
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La Nestlè oscura Greenpeace su Youtube

Nei giorni scorsi la Nestlé ha tentato di insabbiare le accuse di Greenpeace oscurando per diverse ore i canali di youtube dell’organizzazione, che trasmettevano il video shock “Have a break?” appena lanciato a livello internazionale. Ma il popolo di internet non si è arreso, pubblicando “Have a break?” su centinaia di siti web e sui social network. Data la reazione degli utenti, solo questa mattina il video è tornato online.
Con questo video, Greenpeace accusa Nestlé di acquistare olio di palma proveniente dalla distruzione delle ultime foreste torbiere indonesiane. In migliaia stanno scrivendo all’amministratore delegato di Nestlé chiedendo di interrompere i rapporti commerciali con Sinar Mas, il più grande distruttore di foreste in Indonesia.

«Come mai Nestlé si è impegnato tanto a oscurare il nostro video? – si interroga Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – È forse un tentativo di nascondere i fatti? Solo in Italia e in Spagna il video non è mai stato cancellato da youtube. Se dovessero oscurarlo anche nel nostro Paese, utilizzeremo altri canali per diffonderlo fino a quando Nestlé non si impegnerà a eliminare dalla sua filiera produttiva olio di palma che proviene dalla deforestazione».

Nestlé, a sole due ore dal lancio sul web del video shock contro il suo prodotto di punta Kit Kat, aveva risposto dichiarando (1) l’intenzione di cancellare i propri contratti con Sinar Mas. Ma questo non è neanche lontanamente quello di cui le foreste hanno bisogno. Nestlé, infatti, potrebbe cancellare i propri contratti con Sinar Mas ma l’olio di palma di quest’ultima continuerebbe a scorrere a fiumi verso gli stabilimenti Nestlé attraverso rifornimenti di aziende terze come Cargill.

Intanto, dopo Olanda, Belgio e Germania, le proteste degli attivisti e degli “oranghi” di Greenpeace presso gli stabilimenti Nestlé arrivano anche a Pechino.

Il video “Have a break?” visibile su:
www.greenpeace.it/kitkat
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